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La Georgia commemora i caduti nella guerra con la Russia del 2008

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Di Michela Morsa
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Quindici anni fa la Russia invase la Georgia in sostegno alle regioni separatiste dell'Ossezia del Sud e dell'Abcasia, sconfiggendo le truppe georgiane in soli cinque giorni e occupando i due territori. Stati Uniti e Ue: Mosca rispetti gli accordi di cessate il fuoco e ritiri le sue forze

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Quindici anni fa le forze di occupazione russe invasero la Georgia. L'8 agosto il Paese rende omaggio ai caduti nel conflitto che vide la Russia sconfiggere l'esercito georgiano in soli cinque giorni, causando più di 600 morti

Nell'agosto del 2008 la Russia invase la Georgia a sostegno della regione separatista dell'Ossezia del Sud, che pochi giorni prima era stata conquistata dalle truppe di Tbilisi. Due settimane dopo Mosca riconobbe l'indipendenza dell'Ossezia del Sud e dell'Abcasia, che chiesero poi di entrare a far parte della Federazione russa. Il Cremlino non accettò la richiesta, ma le truppe russe, in violazione del cessate il fuoco firmato il 12 agosto 2008, non hanno mai lasciato i due territori, che costituiscono il 20% del Paese.  

"Le nostre azioni nel 2008 hanno salvato l'integrità della Georgia", scrive su Facebook in occasione dell'anniversario dell'invasione russa l'ex presidente georgiano Mikheil Saakashvili, al momento detenuto in una clinica penitenziaria a Tbilisi a causa del suo precario stato di salute dovuto a settimane di sciopero della fame contro la sentenza che lo vede condannato per abuso di potere

Nel post Saakashvili ripercorre i negoziati, mediati dall'allora presidente francese Nicolas Sarkozy, che hanno portato al cessate il fuoco. "Quando la Russia ha invaso la Georgia, il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, è arrivato a Tbilisi. Abbiamo concordato la bozza dell'accordo di cessate il fuoco, che poi Sarkozy portò a Mosca. A Mosca ha visto Putin e Medvedev e ha sottoposto l'accordo, ma è stata aggiunta una clausola in privato: 'lo status dell'Ossezia del Sud e dell'Abcasia saranno da determinare mediante negoziati internazionali'". 

Questo, spiega l'ex presidente, significava rinunciare a parte dei territori della Georgia e all'integrità territoriale del Paese. "Ovviamente, ho detto fermamente di no. Sarkozy ha cercato di convincermi per ore. Continuava a ripetere, 'Se non firmi, domani i russi saranno a Tbilisi, Putin ha deciso di ucciderti, non posso inviare l'esercito e Bush non lo invierà'

"Alla fine - ricorda Saakashvili - Nicolas Sarkozy ha chiamato di nuovo Medvedev e la parte russa ha trattato su questa clausola, ma poi ha rifiutato di rispettare l'accordo di cessate il fuoco. In quei giorni, abbiamo difeso la sovranità della Georgia dimostrando una forza che sicuramente ci porterà un giorno all'effettivo ripristino della nostra integrità territoriale".

Condanna internazionale

Dopo 15 anni, la situazione non è cambiata. Tanto che nel 2021 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha accusato la Russia di violazione dei diritti umani nelle regioni separatiste ancora occupate. 

Lunedì sia gli Stati Uniti che l'Unione europea hanno ribadito il loro sostegno al Paese caucasico, denunciando il mancato rispetto da parte della Russia degli accordi. Il Segretario di Stato americano Antony Bliken ha dichiarato in un comunicato che Washington rimane determinata a chiedere che Mosca ritiri le sue forze alle posizioni che occupavano prima dell'inizio del conflitto, consentendo il passaggio senza ostacoli degli aiuti umanitari.

"La Russia deve anche revocare il riconoscimento della cosiddetta indipendenza delle regioni georgiane dell'Abcasia e dell'Ossezia del Sud. Queste azioni sono essenziali se si vuole che centinaia di migliaia di sfollati interni tornino a casa in sicurezza e vivano in modo dignitoso", ha aggiunto Blinken.

"L'impegno dell'Unione europea per la risoluzione pacifica del conflitto in Georgia è più forte che mai. Condanniamo la continua presenza militare della Russia in Abcasia e Ossezia del Sud, in violazione del diritto internazionale e degli impegni assunti dalla Russia nell'ambito dell'accordo del 12 agosto 2008, mediato dall'Unione europea", ha invece detto l'Alto rappresentante per gli Affari esteri dell'Ue Josep Borrell.  

"Le comunità locali continuano a subire sfide umanitarie e violazioni dei diritti umani, anche attraverso restrizioni alla libertà di movimento e detenzioni illegali. Persistono gli ostacoli al ritorno degli sfollati interni e dei rifugiati nei loro luoghi di origine. Sottolineiamo il diritto dei rifugiati e degli sfollati interni di scegliere una soluzione sostenibile, compreso un ritorno volontario, sicuro e dignitoso", ha continuato Borrell. 

L'alto funzionario ha ribadito poi che Bruxelles continua a impegnarsi per una piena risoluzione del conflitto in qualità di copresidente delle discussioni internazionali di Ginevra e che contribuisce alla stabilizzazione in termini di sicurezza del territorio. La Missione di monitoraggio dell'Ue (Eumm), con oltre 200 osservatori civili, è infatti l'unica missione internazionale sul campo che tenta di facilitare la vita delle comunità locali che vivono su entrambi i lati delle linee di confine amministrativo delle regioni occupate.

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