I leader del G7 a Hiroshima per fare il punto sulla risposta alla guerra in Ucraina

I leader del G7 si riuniscono a Hiroshima
I leader del G7 si riuniscono a Hiroshima Diritti d'autore Eugene Hoshiko/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Di Gianluca Martucci
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Tre giorni per concentrarsi sui meccanismi che contrastano l'elusione delle sanzioni applicate alla Russia e per definire la posizione da tenere nei confronti della Cina

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La scelta di Hiroshima per il luogo del vertice del G7 che si svolgerà da venerdì 19 maggio a domenica 21 non è un caso. I leader delle 7 più grandi economie industrializzate del mondo partorirà anche una dichiarazione sul disarmo nucleare, un tema caro al primo ministro giapponese Fumio Kishida e alla storia del Paese che governa. Oltre a essere la sua roccaforte elettorale, la città è il simbolo dell'abisso dell'umanità rivelato dalla prima bomba atomica sganciata a fini bellici il 6 agosto 1945.

A fare paura sono non solo il programma nucleare della vicina Corea del Nord e la serie di recenti test missilistici di Pyongyang, ma anche le ripetute provocazioni da parte di Mosca sull'uso di ordigni atomici nella guerra in Ucraina. Washington ha avvertito anche sui piani della Cina, che starebbe rapidamente espandendo il suo arsenale nucleare portandolo dalle 400 testate attuali a 1.500 entro il 2035.

Il Giappone è l'unico Paese del G7 che non ha fornito armi letali all'Ucraina. Il Segretario di Gabinetto per gli Affari pubblici Noriuki Shikata, ha affermato che "Hiroshima è il luogo più adatto per esprimere il nostro impegno per la pace e per promuovere il disarmo nucleare e prevenire la proliferazione di materiali nucleari".

Gli sforzi delle sanzioni e la Cina

Uno dei focus principali tuttavia riguarderà l'elusione delle misure adottate da gran parte dell'Occidente come arma di deterrenza per la violenza usata dalla Russia in Ucraina. La questione lascia spazio a ricadute "che hanno un costo per le nostre economie", e che procurano "vantaggi" per altri, hanno detto alcune fonti diplomatiche in vista del Summit.

Ci si aspetta che i capi di Stato e di governo siano cauti nei confronti di Pechino, mostrando unità su Taiwan e sull'importanza di mantenere le catene di approvvigionamento meno dipendenti dalla Cina, pur cercando di evitare di aumentare le tensioni. Non si tratta di "un G7 anti-Cina", hanno insistito fonti dell'Eliseo.

La sicurezza nell'Indo-Pacifico però sarà un tema centrale, e lo dimostra anche l'invito a partecipare a varie sessioni di lavoro rivolto ai leader di Australia, India (che detiene la presidenza del G20), Indonesia (presidente di turno dell'Asean), Repubblica di Corea e Vietnam.

La riunione dei ministri degli Esteri del G7 di aprile si era concentrata su Pechino con un avvertimento contro le sue "attività di militarizzazione" nel Mar Cinese Meridionale. I ministri hanno anche insistito sul fatto che non c'è stato "alcun cambiamento" nella loro posizione su Taiwan dopo il le dichiarazioni rilasciare dal presidente francese Emmanuel Macron durante il suo ritorno dal suo ultimo viaggio in Cina, quando ha detto che l'Europa dovrebbe evitare di essere coinvolta in "crisi che non sono le sue".

Il coinvolgimento di Vietnam, Indonesia e India non va solo nella direzione di assicurare la presenza più o meno robusta di una coalizione anti-cinese (obiettivo che include anche la partecipazione del Brasile), ma è orientato anche al progetto di garantire la "sicurezza economica" basata anche su catene di approvvigionamento sempre più slegate dal dominio cinese. Washington ha già una lezione da impartire: ha bloccato infatti l'accesso di Pechino ai semiconduttori più avanzati e alle attrezzature necessarie per produrli, e ha convinto Giappone e Paesi Bassi a fare lo stesso.

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