Chi ha guadagnato e chi ha perso nella Turchia di Erdogan

La Turchia si prepara a nuove elezioni il 14 maggio
La Turchia si prepara a nuove elezioni il 14 maggio   -  Diritti d'autore  Khalil Hamra/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Di Euronews

Dopo la lunga presidenza di Recep Tayyip Erdogan, che spera in un nuovo mandato, è tempo di bilanci in Turchia. Ecco chi ha guadagnato e chi ha perso durante la sua era

Il presidente Recep Tayyip Erdogan e il suo partito AKP hanno dominato la politica turca per due decenni. Ora le cose potrebbero cambiare, con il presidente che si trova a dover affrontare la sfida più difficile, alle elezioni del 14 maggio. Mentre i turchi si apprestano a recarsi alle urne, ecco un bilancio dell'era di Erdogan, tra coloro che nel corso dei suoi mandati hanno guadagnato e coloro che invece hanno perso.

Chi ha guadagnato

I religiosi

Erdogan è particolarmente popolare tra gli elettori conservatori e religiosi, avendo allontanato il Paese dalle sue fondamenta laiche verso una direzione più marcatamente islamista. La Direzione degli Affari Religiosi (Diyanet) è diventata una potente forza sociale negli anni di Erdogan, egli stesso musulmano devoto.

La Diyanet possiede un proprio canale televisivo, che influenza il dibattito politico, e può contare su un budget paragonabile a quello di un ministero di medie dimensioni. La portata dei suoi poteri ha reso l'organismo un bersaglio degli oppositori laici del Presidente, che denunciano l'aumento del numero di moschee, delle lezioni di Corano e dell'influenza delle confraternite religiose. Un ex dirigente della Diyanet, tra l'altro, è stato coinvolto in uno scandalo legato al suo stile di vita all'insegna del lusso.

Il settore immobliare

Negli anni di Erdogan, l'immobiliare e l'edilizia si sono espansi in tutta la Turchia, stimolando la crescita delle infrastrutture. Alcuni gruppi e appaltatori vicini al governo si sono aggiudicati lucrosi contratti pubblici. Timothy Ash, esperto di mercati emergenti presso la BlueBay Asset Management, ha dichiarato a dicembre a Euronews che si tratta di "grandi finanziatori" del suo partito AKP. Secondo Ash, i tassi di interesse sono stati mantenuti artificialmente bassi nella nazione euro-asiatica, proprio per favorire il real estate, alimentando però la crisi economica in Turchia.

Tale frenesia edilizia ha rimodellato il Paese, fornendo nuove case a milioni di persone e cambiando radicalmente lo skyline di città come Istanbul. Si tratta di politiche in linea con l'appetito di Erdogan per i "progetti folli": ambiziosi mega-investimenti da svariati miliardi di dollari, tra i quali il Canale di Istanbul, concepito come una potenziale attrazione turistica.

Le donne conservatrici

Erdogan ha difeso i diritti dei musulmani conservatori dopo decenni di governi marcatamente laici. Nel corso dei quali alle donne conservatrici è stato gradualmente permesso di indossare il velo nelle università, nella pubblica amministrazione, nella polizia e in parlamento, dove un tempo era di fatto vietato.

Il Presidente turco ne ha fatto una questione personale perché alle sue due figlie, che come la madre indossano il velo, "non era stato permesso di portarlo all'università". Tuttavia, le donne più liberali ed emancipate hanno riferito di un ambiente sempre più ostile nel corso delle presidenze di Erdogan, accusando quest'ultimo di aver limitato i loro diritti e di aver inferto un giro di vite ai movimenti politici femministi.

Scatenando forti proteste, Erdogan ha anche ritirato il proprio Paese, nel 2021, dalla Convenzione di Istanbul, un trattato storico che punta alla prevenzione della violenza contro le donne e delle violenze domestiche. Si tratta dell'unico Paese al mondo ad averlo fatto.

Chi ha perso

I media

L'orizzonte dell'informazione turca, un tempo considerata un esempio di pluralismo, è diventato sempre più ristretto sotto Erdogan. Secondo numerosi osservatori, il 90% dei media turchi è ormai controllato dal governo o dai suoi sostenitori.

Il presidente ha incoraggiato l'acquisizione di giornali e stazioni televisive da parte di uomini d'affari a lui vicini, ai quali sono stati concessi prestiti pubblici a tale scopo. Allo stesso tempo, è stata avviata una politica repressiva contro le voci critiche, ulteriormente rafforzata dopo il colpo di Stato fallito del 2016. Secondo l'associazione turca P24, sono 64 i giornalisti attualmente in carcere nel Paese.

I militari

L'esercito turco, profondamente laico e abituato ai colpi di Stato, ha gradualmente perso la sua influenza sulla scena politica. Tale processo di riduzione del "peso" delle forze armate subito un'accelerazione dopo il tentato golpe di sette anni fa. Il presidente Erdogan si è vendicato con purghe che hanno portato in prigione migliaia di soldati e fatto condannare all'ergastolo centinaia di persone.

I ranghi più alti dell'esercito sono stati decimati, compromettendo le capacità della principale forza militare sul fianco orientale della Nato. L'aviazione, in particolare, ha perso numerosi piloti e ufficiali. Inoltre, a nessuno è sfuggita l'evidente assenza delle forze armate nell'ambito degli sforzi per i soccorsi dopo il devastante terremoto del mese di febbraio, che ha ucciso 50mila persone. Erdogan è stato per questo accusato di non aver voluto concedere all'esercito visibilità.

Chi non ha né vinto né perso

I curdi

Repressi dai governi laici come la maggior parte delle minoranze in Turchia, i curdi avevano aiutato Erdogan a farsi eleggere e lo avevano sostenuto nei primi anni. Nel corso dei quali il presidente turco si era adoperato per la pace, mentre il gruppo militante curdo conduceva una sanguinosa lotta per l'indipendenza fin dagli anni Ottanta.

Il capo di Stato, una volta eletto, aveva dapprima dichiarato di voler promuovere i diritti culturali e linguistici dei curdi, avviando negoziati per porre fine alla lotta armata e concedendo loro una maggiore autonomia nel territori sudorientali. Dopo il fallimento dei negoziati e lo scoppio delle violenze nel 2015-16, la comunità curda si è trovata però sottoposta a una crescente repressione.

Decine di leader curdi sono stati imprigionati o rimossi da cariche elettive. Il principale partito filo-curdo, l'HDP, è stato messo al bando con l'accusa di "terrorismo" e il suo presidente è stato incarcerato.

La classe media

La Turchia ha vissuto un boom economico durante il primo decennio di Erdogan al potere, il che ha portato a far emergere una nuova classe media. Ma dal 2013 l'economia è passata da una crisi all'altra.

Secondo la Banca Mondiale, il prodotto interno lordo della Turchia è sceso al livello dei primi cinque anni di Erdogan. Con un'inflazione ufficiale che ha superato l'85% lo scorso anno, i risparmi di milioni di famiglie sono andati in fumo. E molte famiglie ora faticano ad arrivare a fine mese.

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