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La riforma della giustizia di Netanyahu riempie le strade in Israele

In 200 mila in strada a Tel Aviv contro la riforma della giustizia
In 200 mila in strada a Tel Aviv contro la riforma della giustizia Diritti d'autore Ohad Zwigenberg/Copyright 2023 The AP All rights reserved
Diritti d'autore Ohad Zwigenberg/Copyright 2023 The AP All rights reserved
Di Gianluca Martucci
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Altri 200 mila a Tel Aviv sfilano per le strade e annunciano che non ci sarà una resa fin quando il governo non cadrà. I riformisti non stanno a guardare

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Nella sua diciassettesima settimana di proteste, la riforma della giustizia congelata dal governo di Benjamin Netanyahu accende la tensione a Tel Aviv con altri 200 mila manifestanti scesi in strada. Mentre continuano i negoziati tra partiti di governo e di opposizione sotto la mediazione del capo dello Stato Isaac Herzog, la strada è il luogo dove si misura il sostegno al progetto. 

Giovedì 100 mila sostenitori applaudivano il ministro della giustizia Yarin Levin, che prometteva alla folla la fine del dominio del potere giudiziario su governo e parlamento. I riformisti continuano a ribadire il rifiuto di qualsiasi compromesso sul testo. Levin ha respinto tutte le accuse che lo vedono al centro del progetto di instaurazione di una dittatura nel Paese. "Non c’è bugia più grande di questa, mostratemi una democrazia in cui i consulenti legali prendono le decisioni al posto del governo", ha ironizzato il ministro. 

Domenica 30 aprile il Knesset israeliano (il parlamento del Paese) ha ripreso i lavori per la sessione estiva. Nella fase in cui il governo appare intenzionato ad approvare alcuni provvedimenti legati alla riforma, la voce delle piazze si intensifica. 

Da diverse parti all'interno del Likud, il partito di Netanyahu e di Levin, si invita alla cautela e a evitare decisioni drastiche adottate in settimane di forti tensioni che possono scuotere la coalizione di governo, la più a destra della storia del Paese. 

Il pomo della discordia resta il destino della Corte suprema, che svolge un ruolo decisivo nella revisione delle leggi e degli atti amministrativi adottati da Parlamento e governo.

In Israele non esiste una costituzione scritta e il presidente della Repubblica non ha il potere di veto sulle leggi approvate dal parlamento, né può richiederne una discussione in aula come avviene in altri sistemi democratici. La modifica dei poteri della Corte suprema è dunque un tema sensibile.

Con la riforma i partiti al governo vogliono aumentare la quota di giudici della Corte di nomina politica e permettere al parlamento di respingere attraverso un voto le obiezioni sollevate dai giudici dell'Alta corte.

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