Israele, prime crepe nel governo. Manifestazioni contro la riforma della giustizia

Manifestazioni in Israele
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Di Debora Gandini
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Il paese è in rivolta contro la riforma giudiziaria voluta dal premier Netanyahu. Proteste nelle principali città mentre i sindacati minacciano uno sciopero generale

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La rabbia e le proteste infiammano Israele. Autostrade e aeroporti bloccati, università chiuse. Cortei e scontri nelle strade delle principali città. Un paese nel caos per dire no alla riforma della giustizia fortemente voluta dal primo ministro Benjamin Netanyahu e dal suo governo considerato il più di destra degli ultimi tempi. 

Bloccato da uno sciopero a sorpresa anche il porto commerciale di Ashdod, nel sud di Israele. In mattinata uno sciopero improvviso è stato proclamato anche negli ospedali. Serrande abbassate in numerosi centri commerciali, ed agitazioni fra i dipendenti del ministero della giustizia.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la destituzione, domenica, del ministro della Difesa che si era espresso a favore del ritiro della riforma, fortemente osteggiata dall’opposizione. Yoav Gallant è stato il primo membro del governo a farsi avanti dichiarando che tale misura è una minaccia per l'indipendenza della magistratura, anche perché di fatto impedisce al premier Netanyahu di essere rimosso o sospeso dall'incarico mentre è sotto processo per corruzione.

La nuova procedura in futuro limiterebbe la possibilità per la Corte suprema di ricusare il premier, e i 15 giudici solo all'unanimità potrebbero bocciare un dispositivo approvato dall'assemblea, mentre la cosiddetta "clausola di deroga" consentirebbe alla Knesset con la maggioranza semplice (61 voti su 12) di fermare quelle norme ritenute in contrasto con le leggi di base del paese.

Le proteste contro la riforma

I leader delle proteste hanno indetto una manifestazione di massa alle 14 (ora locale) davanti la Knesset a Gerusalemme. "Non consentiremo alcun compromesso - hanno sostenuto - che danneggi l'Indipendenza della Corte Suprema". Gli stessi hanno chiesto che il ministro Gallant sia riportato alla responsabilità della difesa. Oggi il governo ha convocato una Commissione che intende modificare il meccanismo di nomina dei giudici della Corte assicurando alla maggioranza politica la preminenza nella scelta.

Itamar Ben Gvir, leader del partito di estrema destra Potenza ebraica e ministro per la sicurezza nazionale, ha minacciato Netanyahu che farà cadere subito il governo se il premier decidesse di fermare la riforma giudiziaria. Lo riferiscono i media. Ben Gvir, hanno aggiunto i media, ha affermato che il significato di un arresto della riforma sarebbe "una resa di fronte alle violenze nelle strade". Senza il partito di Ben Gvir Netanyahu perderebbe la maggioranza alla Knesset.

Intanto nel fine settimana centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per protestare da Tel Aviv a Gerusalemme. Anche per loro la democrazia israeliana è in serio pericolo. Il leader dell'opposizione Yair Lapid e Il presidente israeliano Isaac Herzog hanno chiesto al premier di fare marcia indietro per il bene del Paese. 

I leader delle proteste hanno indetto una manifestazione di massa davanti la Knesset a Gerusalemme. "Non consentiremo alcun compromesso - hanno sostenuto - che danneggi l'Indipendenza della Corte Suprema". Gli stessi hanno chiesto che il ministro Gallant sia riportato alla responsabilità della difesa. Il governo ha convocato una Commissione che intende modificare il meccanismo di nomina dei giudici della Corte assicurando alla maggioranza politica la preminenza nella scelta.

C'è chi prevede un imminente cambio di rotta da parte dell'esecutivo che finora ha sostenuto di essere stato eletto democraticamente. Il più grande sindacato del Paese ha minacciato uno sciopero generale se il governo proseguirà con la riforma.

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