Ecco chi sono i latitanti più ricercati d'Italia

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Di Christelle Petrongari  & Alberto de Filippis

Dopo l'arresto di Matteo Messina Denaro ecco chi sono i più ricercati dagli inquirenti italiani

Questo giovedì inizia il processo al boss della mafia siciliana Matteo Messina Denaro. Detenuto a Palermo dallo scorso gennaio dopo 30 anni di latitanza. La cattura di uno dei criminali più famosi del paese ricorda l'influenza e la presenza della mafia in Italia.

Il nome di Messina Denaro può ora essere cancellato dalla lista dei ricercati, ma la ricerca di molti altri presunti capi mafiosi continua. A momento i "most wanted" sono quattro. Uomini ancora molto al centro dell'attenzione delle forze dell'ordine, tutti considerati estremamente pericolosi e sospettati di appartenere a organizzazioni mafiose.

Sono loro che da anni tengono col fiato sospeso la polizia italiana.

1. Attilio Cubeddu

Questo uomo di 76 anni fa parte dell'organizzazione criminale sarda Anonima Sequestri, che come suggerisce il nome, è specializzata in rapimenti a scopo di riscatto.

Nei primi anni '80 ha preso parte a famosi rapimenti come quello di Cesare Peruzzi in Toscana e quelli di Ludovica Rangoni Machiavelli e Patrizia Bauer in Emilia-Romagna.

Fu arrestato nel 1984 e condannato per rapimento, omicidio e lesioni personali gravi.

In carcere si è comportato come un detenuto modello, ottenendo numerosi permessi premio. Mentre era in congedo di prigione nel gennaio 1997, non è riuscito a tornare e si è nascosto. Nel 1998 è stato emesso un mandato d'arresto internazionale con possibilità di estradizione.

Secondo un'ipotesi mai confermata, Attilio Cubeddu potrebbe essere morto, ucciso da un altro membro della sua organizzazione. Secondo un'altra teoria, sarebbe ancora in Sardegna.

2. Renato Cinquegranella

Un altro latitante nella lista dei più ricercati d'Italia è Renato Cinquegranella, 73 anni, latitante da 19 anni. Apparteneva alla Nuova Famiglia, la "federazione" dei clan camorristici che negli anni '80 condusse una feroce guerra contro la Nuova Camorra Organizzata (NCO) di Raffaele Cutolo. Il loro obiettivo era controllare le attività criminali a Napoli.

A lui viene attribuito uno degli omicidi più efferati e simbolici avvenuti durante questi scontri: quello di Giacomo Frattini, detto anche "Bambulella", membro del sottufficiale.

Cinquegranella è anche accusato di aver avuto un ruolo nell'assassinio di Antonio Ammaturo, il poliziotto ucciso a Napoli il 15 luglio 1982 dalle Brigate Rosse. Secondo i pubblici ministeri che indagano sull'omicidio, ha fornito supporto logistico al gruppo terroristico che ha effettuato l'agguato.

È ricercato dal 2002 per associazione a delinquere di tipo mafioso, associazione a delinquere finalizzata all'omicidio, detenzione e porto abusivo di armi ed estorsione. Dal 2018 la ricerca di Cinquegranella è stata estesa a livello internazionale.

3. Giovanni Motisi

Del 63enne palermitano, soprannominato 'u' pacchiuni' per la sua altezza (tradotto significa "paffuto"), si è molto parlato nelle ultime settimane come del potenziale nuovo leader di Cosa Nostra in Sicilia dopo la caduta di Matteo Messina Denaro.

Tuttavia, come ha spiegato il procuratore generale di Palermo Maurizio De Lucia, la mafia siciliana da tempo non ha un capo unico. Nemmeno Messina Denaro è stato il numero uno, anche se ha avuto un ruolo importantissimo nel suo trapanese. Dall'arresto di Totò Riina nel 1993, la commissione di Cosa nostra non si è più riunita, ma formalmente esiste.

Giovanni Motisi non è quindi il capo di Cosa Nostra, ma è sicuramente un mafioso molto importante. È ricercato dal 1998 per omicidio, associazione mafiosa e strage. Dal dicembre 1999 è anche oggetto di una ricerca internazionale. Motisi è stato uno degli uomini più vicini a Totò Riina. Autore di diversi omicidi, fu, secondo gli inquirenti, uno degli organizzatori dell'assassinio del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa. L'ultima immagine conosciuta di lui risale al 1999, quando partecipò alla festa di compleanno di sua figlia. Non abbiamo più avuto sue notizie da allora.

4. Pasquale Bonavota

L'ultimo dei quattro latitanti italiani più ricercati è Pasquale Bonavota, 49 anni, nato a Sant'Onofrio, in provincia di Vibo Valentia. Fa parte della 'Ndrangheta e più precisamente del clan Bonavota, da sempre in guerra con la famiglia Petrolo-Bartolotta. Il 6 gennaio 1991 un gruppo della famiglia Petrolo-Bartolotta fece fuoco sulla piazza locale di Sant'Onofrio, uccidendo due persone e ferendone 11. È ricordata in Italia come la Strage dell'Epifania.

Pasquale Bonavota, dunque, è cresciuto in una famiglia decisa a vendicare questo attacco al proprio territorio. Divenuto in breve tempo il capofamiglia, viene descritto da Marisa Manzini, sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, come "una persona che unisce due volti criminali: quello di un 'ndranghetista d'altri tempi, cresciuto in un clan che ha fatto dinamiche violente il leitmotiv della sua vita, e quella della prole che intende estendere la sua presenza oltre i limiti territoriali del suo comune”.

Bonavota investì a Roma ingenti capitali per acquistare aziende che, nel tempo, divennero, secondo il magistrato, "veri e propri centri di traffico di stupefacenti". È ricercato dal 2018 per associazione di tipo mafioso e concorso in omicidio aggravato.

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