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Karim Kahn a Euronews:"Siamo alla vigilia di un incubo e non siamo in un film di Hollywood"

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Di Shona Murray  & euronews
Karim Kahn a Euronews:"Siamo alla vigilia di un incubo e non siamo in un film di Hollywood"
Diritti d'autore  euronews   -  

In un momento molto critico in cui si parla di armi nucleari tattiche il procurtore capo della corte penale internazionale  dell'Aia Karim Kahn è stato ospite di Global conversation intervistato da Euronews. 

Abbiamo assistito a un'ulteriore escalation di violenza nella guerra in Ucraina, che ha preso di mira anche civili e aree civili. Si chiede a gran voce giustizia internazionale, sia per i crimini di guerra commessi sul territorio ucraino che come deterrenza. Procuratore, alla luce di quanto abbiamo visto negli ultimi giorni a Boucha, abbiamo visto il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite indagare su quasi 30 città in cui sono state trovate prove di esecuzioni, di stupri di bambini piccoli e di adulti anziani. Come perseguirà la Corte questi gravi crimini?

"Il ruolo della procura è quello di assicurarsi che ci sia responsabilità, che non ci sia un rifugio sicuro per l'impunità. Non deve crescere la convinzione che tutto sia lecito.  Dobbiamo indagare e arrivare alla verità e poi avere la forza di usare i processi del tribunale per presentare i casi ai giudici indipendenti per la revisione. "

Perché abbiamo visto che l'Ucraina ha perseguito alcune persone nei suoi tribunali nazionali. Ma credo che il punto sia: quando vedremo generali, soldati e personale militari  in un'aula di tribunale?

"Questo dipende dalle prove. Ma  come ho detto prima della mia elezione , e ho iniziato il mio mandato nel giugno dello scorso anno,  abbiamo la responsabilità di dimostrare che la giustizia internazionale non è una costruzione teorica. È effettivamente percepita dalle vittime e da coloro che hanno più bisogno della legge, i più vulnerabili, i bambini, le donne e gli uomini  che stanno soffrendo enormemente, che sono e si sentono liberi e sicuri in Ucraina. Quindi sono consapevole del fatto che la giustizia internazionale non può essere vista come un esercizio storico che si occupa di indagini su accuse passate di interesse storico."

Lei prevede un tribunale  all'Aia in aggiunta al sistema giudiziario nazionale dell'Ucraina?  Qualcosa di simile a quello che abbiamo visto con la Jugoslavia, il Ruanda e così via?

"Il principio di complementarità è un principio fondamentale. A questo proposito, abbiamo avuto un'ottima collaborazione con le autorità ucraine. Stiamo lavorando a stretto contatto con loro. Stiamo conducendo le nostre indagini in modo indipendente perché, ovviamente, abbiamo una certa architettura legale che l'Ucraina non ha. Abbiamo disposizioni per il genocidio, i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità. Abbiamo la capacità di incriminare non solo gli autori diretti, le persone che si presume abbiano stuprato, ucciso o bombardato, ma anche i superiori militari o politici. Questo è uno strumento legale previsto dallo Statuto di Roma e lo useremo se le prove lo richiederanno."

Ovviamente lei ha parlato di echi di Norimberga.  Potenzialmente sta dicendo che Vladimir Putin, per esempio, il presidente della Russia, potrebbe ritrovarsi in un tribunale per crimini di guerra qui all'Aia?

"Beh, è chiaro da Norimberga che né gli ordini superiori sono una difesa, né lo è la posizione ufficiale di un individuo come generale o presidente o primo ministro.  La Corte penale internazionale, in quanto tribunale internazionale riconosciuto dal Consiglio di sicurezza, utilizzato dal Consiglio di sicurezza in Sudan, in Libia e in altri casi, ha la giurisdizione per affrontare qualsiasi individuo che abbia commesso crimini o che abbia impedito o mancato di punire crimini all'interno della nostra giurisdizione."

Ciò significherebbe anche la loro immunità nel caso di un accordo di pace o di una soluzione negoziata tra Ucraina e Russia.

"Beh, non c'è immunità per i crimini internazionali. E uno dei principi di Norimberga, come saprete, è che non c'è prescrizione per i crimini di guerra o contro l'umanità,  se parliamo di crimini che sono Hostis humani generis,  contro l'umanità. La legge ha un ruolo e noi faremo la nostra parte.

Dalle vostre prove, da ciò che avete ravvisato, così come dalla retorica che stiamo sentendo dalla Russia, dai generali russi e da altri, molti esperti legali dicono che questa è l'ideologia del genocidio. Ritiene di poter indagare su questo?

"Siamo in un momento molto critico, nel momento in cui i leader parlano di usare la violenza, le bombe, i proiettili. Bisogna fermarsi e pensare: dove stiamo andando? Ma nel momento in cui parliamo di armi nucleari tattiche, non siamo solo ai confini della realtà, siamo alla vigilia di un incubo. E dobbiamo prenderlo estremamente sul serio. E credo che la legge abbia un ruolo da svolgere. Questo non è un film di Hollywood. Non si tratta di un dramma. È qualcosa che riguarda da vicino  gli ucraini che sono sparsi in tutta Europa, che sono fuori dalle loro case, che sono separati dai loro cari. Quelli che, come i membri della mia squadra che si trovano a Kiev, sono nei seminterrati a chiedersi quando il prossimo missile colpirà. Questi civili meritano ogni protezione."

Qual è la procedura da seguire, se ci sono prove di violazioni della Convenzione di Ginevra da parte di individui specifici? C'è un processo per cui queste persone possono essere arrestate in territorio russo, in territorio ucraino?

"Non mi addentrerò in alcuno scenario specifico, ma certamente è ben noto e lo abbiamo visto nell'ex Jugoslavia, in Ruanda, lo abbiamo visto in questo caso nella Corte penale internazionale, che se dopo le indagini stabilisco che ci sono motivi per ritenere che un individuo abbia commesso dei crimini, posso richiedere un mandato. I giudici stabiliranno se lo standard è soddisfatto o meno. Poi si passa alla fase di valutazione delle possibilità di arresto. Oppure le persone si consegnano volontariamente. Abbiamo avuto capi di Stato che si sono consegnati volontariamente davanti a questa corte."

Come esperto legale le chiedo: abbiamo visto bombardare il ponte di Kerch nella Crimea occupata. Secondo lei, è un obiettivo militare legittimo, visto che siamo nel bel mezzo di una guerra e che si tratta di un territorio occupato?

"Non ho intenzione di commentare perché in realtà non so nemmeno cosa sia successo. Ho letto nelle informazioni pubbliche una serie di scenari che vanno dall'incidente al sabotaggio, a tutta una serie di questioni. Non vorrei esprimermi su cosa possa rappresentare quell'attacco, sul fatto che quel singolo caso possa essere un crimine o meno, se fosse un obiettivo legittimo o meno.  Una cosa è chiara: non si possono colpire deliberatamente, intenzionalmente, civili, scuole e ospedali, luoghi di residenza di civili, a meno che non vengano usati per ottenere un netto vantaggio militare. E anche in questo caso vige la regola della proporzionalità.  Ma diffondere il terrore non è consentito."