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Diritti LGBTQIA+: EuroPride a Belgrado, la lotta degli attivisti serbi

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Di Valérie Gauriat
Diritti LGBTQIA+: EuroPride a Belgrado, la lotta degli attivisti serbi
Diritti d'autore  euronews   -  

L'11 settembre, migliaia di persone hanno sfilato per le strade di Belgrado, su invito della Chiesa ortodossa. Brandendo icone e bandiere russe, hanno protestato contro lo svolgimento nella capitale serba dell'EuroPride, l'incontro annuale europeo della comunità LGBTQIA+, una prima nei Balcani e nell'Europa sudorientale.

Una "manifestazione anticristiana e contro la famiglia"

Durante la marcia anti-Pride il leader del partito ultraconservatore Dveri, Boško Obradović, ha condannato l'EuroPride: "Questa manifestazione è anticristiana e contro la famiglia - ha detto -. Pensiamo che sia totalmente contrario ai nostri valori familiari tradizionali, che offenda la moralità pubblica".

Il giorno successivo è iniziata una settimana di conferenze ed eventi culturali, che si è conclusa con una marcia dell'orgoglio per le strade di Belgrado. Il governo aveva deciso di vietarla per motivi di sicurezza, una decisione a cui i membri della comunità LGBTQIA+ hanno reagito con rabbia.

Alla prima conferenza dell'EuroPride la premier serba Ana Brnabić, dichiaratamente lesbica, ha cercato di difendere la decisione delle autorità. "Sto facendo del mio meglio, sto aumentando la visibilità - ha detto - Non godo di diritti speciali rispetto a voi, ma ammetto che questi diritti non sono molti".

"Stiamo combattendo per la libertà, ancora una volta"

Il messaggio della premier però non ha avuto gli effetti sperati. Gli organizzatori hanno denunciato il divieto di marcia del Pride come una violazione del diritto di manifestare. "Se chiunque altro può marciare con sufficiente protezione da parte della polizia e noi siamo l'unico gruppo sociale a cui non è permesso di marciare, allora questa è discriminazione - ha detto Goran Miletić, coordinatore dell'EuroPride di Belgrado -. Non abbiamo imparato le lezioni del passato, del recente passato. Nel 2009, 2011, 2012 e 2013 gli eventi del Pride sono stati vietati. Stiamo vivendo di nuovo la stessa situazione e stiamo lottando ancora una volta per la libertà".

Darko Vojinovic/AP
La marcia dell'Europride a Belgrado, sabato 17 settembre 2022.Darko Vojinovic/AP

Il direttore dell'EuroPride Marko Mihailović Belgrado ha aggiunto: "Chi sono coloro che ci minacciano e perché non vengono banditi? Perché noi, invece, siamo stati banditi? La nostra marcia è pacifica: è una lotta per la democrazia, la libertà, la felicità e l'amore. È un nuovo degrado dello Stato di diritto, dei nostri diritti umani e dei nostri diritti costituzionali: è proprio per questo che dobbiamo essere in piazza sabato 17 settembre".

Un tasso di suicidio molto alto tra gli adolescenti LGBTQIA+

In tutti i siti in cui erano in programma eventi dell'EuroPride la presenza della polizia è stata sistematica. Che la marcia fosse autorizzata o meno, i giovani attivisti LGBTQIA+ erano più che mai determinati a far valere i propri diritti e si sono preparati a porte chiuse. All'interno del centro informazioni dell'EuroPride, i giovani volontari mobilitati per l'evento hanno sfidato il divieto realizzando vari striscioni. Non avevano nessuna intenzione di rinunciare alla marcia.

Molti attivisti stranieri sono venuti a mostrare il loro sostegno, come Annie Papazoglou, attivista LGBTQIA+ greca. "I diritti umani non vanno mai dati per scontati e lo abbiamo visto in altri ambiti, come i diritti riproduttivi o i diritti dei rifugiati o dell'immigrazione - ha detto Papazoglou -. Abbiamo visto molti progressi e poi regressioni".

Secondo un recente sondaggio, la maggioranza dei serbi sarebbe favorevole a una legislazione meno restrittiva nei confronti dei membri della comunità LGBTQIA+, ma lo stigma rimane molto forte. Euronews ha visitato gli uffici di un'organizzazione per i diritti civili dove è stata allestita una mostra di foto di coppie LGBTQIA+ sotto stretta sorveglianza.

In Serbia il rifiuto sociale pesa ancora molto, come spiega Maja Žilić, membro di Youth Initiative for Human Rights Serbia. "Abbiamo un tasso molto alto di suicidi tra gli adolescenti LLGBTQIA+GBT, soprattutto se provengono da piccole comunità al di fuori di Belgrado - dice Žilić -. La gente è ancora molto omofoba e questi giovani non possono esprimersi come vorrebbero, quindi vengono a Belgrado, per studiare o per lavorare. Per questo sono venuta anche io a Belgrado".

La lotta per il diritto di famiglia

Gli attivisti LGBTQIA+ si battono per il riconoscimento legale delle coppie dello stesso sesso. C'è un progetto di legge in sospeso perché ritenuto incostituzionale dal presidente serbo. Aleksandra Gavrilović ha messo su famiglia con la sua compagna. Ha dato alla luce tre gemelli tramite inseminazione artificiale e si batte per la riforma del diritto di famiglia.

"I problemi sono iniziati subito dopo la nascita dei bambini, che sono nati prematuri - ha detto Aleksandra, che fa parte di Labris, un'organizzazione per i diritti delle lesbiche. -. Sono stati ricoverati in un'unità di terapia intensiva per neonati prematuri e la mia compagna non è potuta venire a vederli perché è permesso solo ai genitori: secondo la legge serba, infatti, i genitori sono un padre e una madre".

"Viviamo nella paura costante perché la legge non ci protegge - ha confessato Aleksandra -. Non sappiamo cosa succederà se mi succede qualcosa e se la mia compagna, che non ha alcun riconoscimento legale, potrà avere la custodia dei bambini".

L'appello dei leader europei

All'evento EuroPride hanno partecipato la commissaria europea per l'Uguaglianza Helena Dalli, diversi ministri e alcuni europarlamentari e ambasciatori. Hanno esortato il governo serbo a revocare il divieto di marcia, che il Consiglio d'Europa ha ritenuto contrario alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

"L'EuroPride si svolge in un contesto in cui la democrazia, lo stato di diritto, le società liberali e la libertà nelle nostre società sono sotto attacco - ha dichiarato Terry Reintke, eurodeputato del gruppo Verdi/Alleanza Libera Europea e co-presidente dell'Intergruppo LGBTI -. Non solo da parte di movimenti autoritari all'interno dell'Europa, ma anche, ad esempio, quando si vede l'aggressione russa contro l'Ucraina. Questo rende ancora più importante dire che dobbiamo difendere questi valori, questi diritti ed è per questo che l'EuroPride sarà un simbolo di tutto ciò".

"L'EuroPride fa parte del piano di occupazione dell'Occidente"

Abbiamo incontrato Boško Obradović, deputato e leader del partito ultraconservatore Dveri, vicino alla Chiesa ortodossa: è una figura più in vista delle manifestazioni anti-Pride. Si è detto disposto a tollerare emendamenti legislativi in materia di eredità o per quanto riguarda il diritto di visita negli ospedali e nelle carceri per le coppie omosessuali. Ma non è disposto a spingersi oltre.

Darko Vojinovic/AP
Manifestanti anti-LGBTQIA+ gridano slogan davanti alla chiesa di San Marco durante la marcia dell'orgoglio europeo a Belgrado.Darko Vojinovic/AP

"Per decenni abbiamo subito pressioni da parte dell'Unione Europea e della Nato per adattare i nostri valori e il nostro sistema politico alla loro visione del mondo - ha dichiarato -. "L'EuroPride è solo una parte dell'agenda che vogliono imporci. Si tratta di un pacchetto che comprende l'obbligo di riconoscere l'indipendenza del Kosovo, di imporre sanzioni alla Russia e di organizzare l'EuroPride a Belgrado. Vediamo l'EuroPride come parte del piano di occupazione che ci viene imposto dall'Occidente".

L'EuroPride troncato

Alla fine il governo ha autorizzato la marcia, ma limitando il percorso. L'epilogo è stato celebrato sotto la pioggia da alcune migliaia di persone, circondate da oltre 5.000 poliziotti in assetto antisommossa. Per i partecipanti la marcia del Pride, anche se monca, segnerà la storia dell'EuroPride, che quest'anno celebra il suo 30° anniversario. "Abbiamo marciato, abbiamo dimostrato che siamo cittadini, che siamo insieme qui e che c'è solidarietà - ha osservato Goran Miletić, coordinatore dell'evento -. La lotta continua. Questo è solo un episodio e non credo che nessun altro vieterà mai più il Pride in futuro".