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Rohingya: "sì" alla competenza della Corte di Giustizia Internazionale

Rohingya
Rohingya Diritti d'autore AP Photo/Wong Maye-E
Diritti d'autore AP Photo/Wong Maye-E
Di Ludovica Longo
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La Corte di Giustizia Internazionale si è ritenuta competente a giudicare sulle accuse di persecuzione contro i Rohingya sulla base della denuncia presentata dal Gambia. Respinte le obiezioni del governo birmano

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La Corte internazionale di giustizia (CIG) ha respinto le obiezioni presentate dal Myanmar contro la denuncia del Gambia sul presunto genocidio della minoranza Rohingya e si è dichiarata competente a giudicare.

Il Gambia aveva presentato denuncia nel 2019 appellandosi alla Convenzione di Ginevra ed è stato accusato dal Myanmar di essere stato usato come mero intermediario della Organizzazione della cooperazione islamica (OIC): 

"La responsabilità per una presunta violazione degli obblighi 'erga omnes partes' (verso tutti -e) ai sensi della Convenzione sul genocidio può essere invocata attraverso il procedimento istituzionale davanti alla Corte, indipendentemente dal fatto che possa essere dimostrato un interesse speciale."

Questa la sentenza definitiva della corte che aveva approvato la maggior parte delle misure provvisorie richieste dal Gambia affinché il gopverno birmano proteggesse i Rohingya.

"Sapete che 600.000 Rohingya all'interno della Birmania stanno ancora affrontando il genocidio, la restrizione di movimento, gli aiuti umanitari, le restrizioni mediche. Tutto questo continua. Un milione di persone nei campi del Bangladesh aspettano una speranza di giustizia", ha affermato Tun Khin, presidente dell'Organizzazione dei Rohingya birmani nel Regno Unito.

Secondo diversi rapporti delle Nazioni Unite, tra il 2016 e il 2017, circa 10.000 Rohingya sono stati uccisi e più di 700.000 sono fuggiti in Bangladesh a seguito di una campagna militare dell'esercito birmano.Le forze di sicurezza del Myanmar sono state accusate di stupri di massa, uccisioni e di aver dato fuoco a migliaia di case Rohingya.

La Birmania ha invece sostenuto di aver agito contro gruppi di insorti che avrebbero attaccato la polizia e i posti di frontiera.

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