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Lo status ufficiale di candidata all'Ue per l'Ucraina riaccende le speranze nei Balcani

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Di Giulia Avataneo  & Borjan Jovanovski
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Volodymyr Zelensky
Volodymyr Zelensky   -   Diritti d'autore  LUDOVIC MARIN/AP

A Ohrid, nella repubblica della Macedonia del Nord, è in corso il Forum dei Balcani Occidentali, con i capi di Stato e di governo dell'area e dell'Unione europea. L'allargamento dell'Unione è uno dei temi centrali, affrontato in un videomessaggio anche dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha chiesto un'Europa forte e compatta. Qui sono molti a interrogarsi sulla reale prospettiva di ingresso dell'Ucraina nell'Unione quando i Paesi dei Balcani aspettano da molti anni.

"Probabilmente il prossimo Consiglio discuterà lo status della candidatura ucraina solo per via della guerra, siamo onesti - dice Borut Pahor, presidente della Slovenia - Giustamente, penso che sia una buona iniziativa. Tra i nove leader dell'Unione che la sostengono ci sono anch'io. Ma ho anche appena inviato una lettera ufficiale al Presidente del Consiglio Charles Michel affinché la Bosnia-Erzegovina ottenga lo stesso risultato".

Un segnale importante

Secondo molti leader intervenuti al Forum, il conferimento all'Ucraina dello status di candidata all'Ue è un segnale importante, ma solo se accompagnato da risultati concreti nel processo di allargamento nei Balcani occidentali.

Manuel Sarrazin è l'inviato speciale del governo tedesco per i Balcani occidentali.

"Tutti i Paesi che chiedono l'allargamento sono sullo stesso piano - spiega - La credibilità nei confronti dell'Ucraina, della Moldavia è la stessa per i Balcani occidentali. Se gli ucraini vedono che per un piccolo Paese come il Montenegro l'Unione Europea non va avanti, né per la Macedonia o l'Albania, cosa significa per un grande Paese come l'Ucraina? Se i Paesi dei Balcani occidentali vedono che un Paese in lotta non ha diritto a condizioni speciali di ingresso, a quale prospettiva potranno credere tutti gli altri?"

L'Ucraina aspettava lo status di candidata all'UE come forte segnale di solidarietà. La qualità di questo messaggio dipenderà dagli sforzi della presidenza francese per far sì che la Bulgaria tolga il suo veto sui processi di adesione della Macedonia del Nord e l'Albania.