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Giornata mondiale dell'acqua, 313 milioni di Africani senza acqua pulita da bere

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Di Annalisa Cappellini
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In alcuni villaggi africani gli abitanti devono percorrere 10km al giorno per raggiungere la prima fonte di acqua potabile.
In alcuni villaggi africani gli abitanti devono percorrere 10km al giorno per raggiungere la prima fonte di acqua potabile.   -   Diritti d'autore  Amref

Oggi si celebra la trentesima edizione della giornata mondiale dell'acqua, istituita dalle Nazioni Unite dopo il primo summit sulla Terra che si svolse nel 1992 a Rio de Janeiro.

L'acqua, bene essenziale alla vita, è ancora oggi difficile da reperire in molte località, in particolare nell'Africa subsahariana. Nel villaggio di Olam Kara, nel nord dell'Uganda, fino a una decina di anni fa le donne dovevano percorrere fino a dieci chilometri al giorno per raggiungere la prima sorgente di acqua potabile disponibile. Nlel 2012, l'Ong Amref ha scavato un pozzo nel villaggio, per fornire acqua pulita e sicura alla popolazione. 

"Prima condividevamo il pozzo con gli animali"

"Prima dovevamo condividere il pozzo con bestiame, capre e tutti i tipi di animali", ricorda Aloyo Kerry, abitante di Olam Kara. "Da quando il pozzo è stato completato, noi siamo diventati liberi perché abbiamo accesso all'acqua potabile e pulita", continua Aloyo. Alcuni periodi dell'anno sono tuttora complessi a livello logistico: lLa nostra sfida è la stagione secca e la lunga distanza dalla fonte d'acqua. Bisogna andare ad attigere alla fonte tre o quattro volte al giorno, il che è faticoso", conclude la donna.

In Uganda solo una famiglia su 3 ha servizi igienici in funzione.

L'acqua, bene essenziale per l'agricoltura

Al di là delle questioni di salute pubblica, l'accesso all'acqua migliora numerosi aspetti della vita quotidiana delle popolazioni. Una struttura idrica corretta permette infatti all'agricoltura di svilupparsi. "Grazie a questo pozzo possiamo finalmente coltivare i terreni, perché l'acqua è buona", spiega Kilama Simon, un altro abitante del villaggio. La coltivazione dei terreni circostanti diventa spesso anche una fonte di sostentamento: "piantiamo ortaggi per il nostro consumo domestico e anche per ottenere un piccolo reddito che ci permetta di occuparci delle necessità di base come comprare medicine e pagare la scuola", dice Kilama.

Grazie a questo pozzo possiamo finalmente coltivare i terreni
Kilama Simon
Abitante di Olam Kara

In Africa subsahariana sono più di 300 milioni le persone che non hanno accesso ad acqua pulita da bere e oltre 400 milioni quelle che non hanno servizi igienici di base. 500 milioni di persone non hanno neanche la possibilità di lavarsi le mani con il sapone nelle proprie case. Il continente africano soffre anche della disparità nell'accesso ai vaccini e alla salute pubblica.

Il cambiamento climatico rappresenta una sfida supplementare per l'accesso del continente africano alle risorse idriche.  Secondo l'ONU, entro il 2030 oltre 100 milioni di africani saranno colpiti dal riscaldamento globale. Siccità, inondazioni, scioglimento dei ghiacciai nel prossimo futuro, si tratta di eventi climatici estremi che accentuano l'insicurezza alimentare e la povertà. Il costo è alto per un continente a basso reddito. Queste tensioni potrebbero portare allo sfollamento di 86 milioni di persone entro il 2050.