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URSS, 30 anni dopo: memorie (relative) della Georgia "sovietica"

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Di Euronews
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AP Photo
AP Photo   -   Diritti d'autore  Alexander Zemlianichenko/Copyright 1991 The Associated Press. All rights reserved

Nel centro di Tbilisi c'è un luogo dove il passato è stato riportato in vita: vecchi effetti personali vengono venduti qui e riportano alla mente i ricordi dell'impero sovietico che durò 70 anni.

Ci sarà sempre qualcuno alla ricerca di un busto di Stalin, di passaporti sovietici o decorazioni militari.

Per alcuni, questi sono solo oggetti da collezione stravaganti o alla moda, per altri riportano indietro a ricordi orribili, che si spera non si ripetano più.

Per altri ancora, questi simboli rappresentano gioie della gioventù, quando il cibo era abbondante e, se fortunati, ci si poteva assicurare anche le vacanze.

"Non c'era niente, nessuna economia - dice quest'uomo - se volevi comprare qualcosa, dovevi andare a Mosca e portarla da lì: alcuni hanno nostalgia dei tempi sovietici, forse per la stabilità di quel tempo".

"Eravamo socialmente sicuri, tutto era disponibile: capacità di viaggiare, alti stipendi e occupazione".

Per le strade della capitale, qua e là si possono ancora trovare diversi esempi di simboli sovietici, come la famigerata falce col martello, anche se per le generazioni più giovani questi non sono altro che oggetti di interesse: sono troppo giovani per ricordare le realtà di quei tempi.

Yuri Ivanov/Yuri Ivanov
AP PhotoYuri Ivanov/Yuri Ivanov

"La cosa più importante, ricordiamolo, è che l'Unione Sovietica era uno Stato terrorista, uno Stato che non ha permesso ai suoi cittadini nessuna libera volontà politica, dove la libertà era fuori discussione e vietata".

"Il passato sovietico influenza ancora la società di oggi in molti modi, vecchi punti di vista e le percezioni della vita modellano ancora quella attuale dei giovani, e questo è triste".

Nel 1991 è stato dimostrato che il legame di 15 Stati dell'Unione Sovietica non era indissolubile, come si pensava una volta: un impero già in disfacimento ha rovinato migliaia di vite.

Dopo 30 anni, la Federazione russa tenta ancora di controllare le sue ex colonie e descrive quegli Stati come parte della sua sfera di influenza.

"Vladimir Putin - dice LASHA BAKRADZE, STORICO - ha affermato che la dissoluzione dell'Unione Sovietica è stata la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo.

Ora assistiamo a Putin e alla sua Russia che tentano di inglobare gli Stati post sovietici come parte della sfera di influenza di Mosca.

Hanno in qualche modo fatto i conti con l'aver perso i Paesi baltici, quegli Stati sono riusciti a farcela in tempo e a unirsi all'Unione europea e alla NATO: tuttavia, è visibile il numero di problemi presenti in Georgia e Ucraina".

Quell'impero ha messo a dura prova le persone che vivono in Unione Sovietica e le conseguenze spesso si mostrano nei loro pensieri e azioni, pur involontariamente.

"La cultura politica della Federazione russa - afferma OLIVER RAISNER, professore all'Università statale di Ilia - si vede negli altri Stati post sovietici emersi come Stati nazionali.

Come ha detto molto chiaramente un mio collega: 'Può esistere la Georgia fuori dall'Unione Sovietica ma non l'Unione Sovietica fuori dalla Georgia'.

Nonostante queste lotte, la generazione che guarda con speranza all'Occidente ha espresso chiaramente la propria volontà attraverso il referendum.

Lo ha confermato con forza: non dovrà mai rinunciare alla propria statualità e libertà personale.