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Scaffali vuoti e prezzi alle stelle: sarà un Natale senza tecnologia?

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Di Antonio Michele Storto
26 novembre 2021: clienti passeggiano nel giorno del black friday in un centro commerciale in Pennsylvania, USA
26 novembre 2021: clienti passeggiano nel giorno del black friday in un centro commerciale in Pennsylvania, USA   -   Diritti d'autore  Andrew Rush/Pittsburgh Post-Gazette

L'hanno chiamata crisi dei semiconduttori, chip crunch, strozzatura delle catene logistiche. Ma quel che è certo è che il Natale ormai alle porte sarà assai meno tecnologico del solito.

La prova generale c'è stata col Black friday appena trascorso, quando parecchi dei prodotti più popolari nel settore dell'elettronica di consumo hanno fatto appena qualche fugace apparizione sulle piattaforme di e-commerce: basta una rapida ricerca nei reparti d'informatica, telefonia o perfino di musica ed elettrodomestici per trovarsi di fronte a una selva di "non disponibile", "in riordino", "disponibilità limitata".

Un disastro annunciato per le industrie dell'hi-tech, che già da mesi - con la carenza di semiconduttori divenuta ormai cronica - avevano dovuto rivedere al ribasso le stime di vendita per l'anno fiscale in corso: nell'ultimo trimestre conteggiato (luglio-agosto 2021), Nintendo ha visto ad esempio crollare a 3,83 milioni il numero di unità spedite per la linea di punta "Switch", contro i 6,86 milioni dello stesso periodo dell'anno precedente.

Tempesta perfetta

Il contraccolpo per il consumatore, come ogni volta che il livello della domanda sopravanza di molto quello dell'offerta, è stato l'aumento dei prezzi; che a partire da maggio - su quasi ogni dispositivo che contenga microchip ad alte prestazioni - hanno preso a salire a singhiozzo fino a toccare il +30%.

Ma la crisi dei semiconduttori - che in realtà ha colpito soprattutto il settore automobilistico, costringendo Bruxelles a stanziare aiuti alle aziende e promettere incentivi per la produzione di chip "made in EU" - spiega solo in parte la carestia hi-tech in corso.

"In realtà - illustra Paolo Trucco, docente di Industrial Risk Management e direttore del Programma di dottorato in Ingegneria gestionale al Politecnico di Milano - si può dire che il settore dell'elettronica di consumo stia in qualche modo vincendo la corsa ai semiconduttori: nel 2020, quando la pandemia è iniziata, queste aziende si sono trovate di fronte a un aumento della domanda, che è andata crescendo parallelamente al numero degli studenti in DAD e di tutte le persone in telelavoro o bloccate in casa con ore di tempo libero da riempire. Così, mentre l'industria automobilistica tagliava le stime di produzione e dunque gli ordini per la componentistica, l'elettronica si è accaparrata la maggior parte dei chip".

"Oggi quindi - prosegue Trucco - ci troviamo con l’elettronica di consumo che assorbe quasi integralmente i quantitativi, già di per sé insufficienti, che i produttori di microchip riescono a garantire".

Ma anche l'hi tech deve fare i conti con la crisi della logistica: "ovvero - spiega il Professore - con gli scali principali per il commercio con Cina ed Asia che, dall'inizio della pandemia, hanno progressivamente iniziato ad andare in tilt",

Giungla logistica

Al momento, in effetti, nei porti di Los Angeles e Long Beach - principali punti d'ingresso negli Stati Uniti per le merci in arrivo da Cina ed Asia orientale, dove la maggior parte dei chip è prodotta - una nave cargo deve attendere in media una settimana in rada, prima di poter attraccare in banchina e scaricare. Meno di due mesi fa - prima che la direzione riuscisse a convincere scaricatori, magazzinieri e autotrasportatori a lavorare su turni che coprono le 24 ore al giorno, 7 giorni su 7 - le settimane d'attesa erano tre, con una mole di decine di migliaia di container rimasti fermi per mesi.

Damian Dovarganes/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved
3 marzo 2021: le navi cargo si ammassano al porto di Los Angeles, teatro di un lungo e micidiale collo di bottiglia commercialeDamian Dovarganes/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved

Le cose vanno appena un po' meglio nei porti di Rotterdam e Amburgo, a loro volta punti d'accesso europei per le merci in arrivo da Asia e Stati Uniti: lo scarico e dunque la distribuzione delle merci è ormai un'impresa così improba che, a inizio novembre, in vista di Natale e Black friday, la Sony ha deciso di inviare in Europa 3 boeing 747 stipati di consolle Ps5.

"Il punto - continua Trucco - è che chi non riesce a fare arrivare i prodotti sul mercato in tempo per Natale avrà delle grosse perdite, perché il picco natalizio è quasi sempre fondamentale per il bilancio di un'azienda".

"Chi, al contrario, ci riesce avrà però un enorme vantaggio - continua - dal momento che sotto Natale la gente compra praticamente in ogni caso. Vale a dire che se, in assenza dei competitor, riesco a portare i miei prodotti sugli scaffali, poi in qualche modo avrò anche un premio di prezzo, perché non avrò bisogno di competere facendo sconti; e anzi, al bisogno potrò anche azzardare dei rincari. È per questo - chiosa il Professore - che la Sony può permettersi di usare gli aerei invece che le navi, con i costi di trasporto quadruplicati".

Chi vince fa le regole

Chiunque vinca la corsa alla logistica può permettersi dunque di fissare i prezzi; che al momento - a differenza di quanto accade di solito in questo periodo dell'anno - tendono infatti a salire più che a scendere. Viene da chiedersi, a tal proposito, se una volta terminata la crisi rientreranno anche gli aumenti, o se tenderanno invece a cristallizzarsi.

"I rincari dureranno esattamente quanto la crisi dei semiconduttori - spiega Trucco - dopodiché è praticamente certo che i prezzi torneranno giù, perché quello dell'elettronica di consumo è un settore troppo competitivo da questo punto di vista".

Sul punto, quasi tutti gli operatori del settore - come l'Ad di Intel Pat Gelsinger o il numero uno di STMicroelectronics Jean-Marc Chery - concordano nel pronosticare che la crisi dei chip continuerà ameno fino al 2023.

Chiang Ying-ying/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.
La sede centrale ella Taiwan Semiconductor Manufacturing Co (TSMC) a Hsinchu, Taiwan, mercoledì 20 ottobre 2021Chiang Ying-ying/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.

Ma se, dopo di allora, i prezzi cominceranno probabilmente a tornare ai livelli pre-pandemia, qualche cambiamento stabile questa tempesta perfetta della tecnologia potrebbe portarlo.

"Bisogna tener presente che non è la prima volta che una situazione del genere si verifica" illustra Trucco. "Nel 2002, quando i porti sulla costa ovest degli Stati Uniti rimasero paralizzati da mesi di scioperi, i produttori di elettronica si trovarono altrettanto impossibilitati a far arrivare i propri prodotti sul mercato in tempo per Natale".

"A spuntarla, allora, fu Dell - ricorda il Professore - che, come oggi la Sony, si affidò al trasporto aereo. Iniziando però a spedire, per ottimizzare la ridotta capacità delle stive, schermi Lcd invece di quelli assai più economici ed ingombranti a tubo catodico, che all'epoca erano praticamente onnipresenti".

"Si può dire, in altre parole - chiosa Trucco - che fu la crisi della logistica del 2002 ad accelerare la diffusione dei monitor a cristalli liquidi". E non è detto che qualcosa del genere non accada anche stavolta