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Grecia-Italia: entra in vigore l'accordo sui confini marittimi

Di Maio e Dendias durante la conferenza stampa alla Farnesina
Di Maio e Dendias durante la conferenza stampa alla Farnesina Diritti d'autore Esteri.it (Ministero degli Esteri)
Diritti d'autore Esteri.it (Ministero degli Esteri)
Di Cinzia Rizzi Agenzie:  ANSA
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Di Maio e Dendias hanno firmato a Roma la ratifica dell'intesa, che il ministro degli Esteri italiano spera possa "rappresentare un modello per il futuro"

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Collaborazione economica, migrazioni, Recovery Plan e soprattutto confini marittimi. Questi alcuni dei temi discussi alla Farnesina dal ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio e dal suo omologo greco, Nikos Dendias. 

Durante il bilaterale, i ministri hanno effettuato lo scambio degli strumenti di ratifica dell'accordo sulla delimitazione delle rispettive zone marittime, sancendone l'entrata in vigore sul piano internazionale. Un accordo firmato nel giugno 2020, estensione di quello del 1977, arrivato dopo l'intesa turco-libica, che includeva la definizione delle rispettive zone economiche esclusive (ZEE) vicino alle acque di Creta, rivendicate da Atene.

L'accordo tra Ankara e Tripoli venne definito da Atene come una "palese violazione del diritto internazionale". E anche oggi, il ministro degli Esteri ellenico ha ribadito il concetto: "La Turchia purtroppo continua ad agire illegalmente", ha dichiarato in conferenza stampa a Roma Dendias. "Ankara sceglie di ignorare i principi fondamentali del diritto internazionale e continua a minacciare la Grecia".

Di Maio lha definito l'entrata in vigore dell'intesa come un avvenimento significativo per la cooperazione nel Mediterraneo: "Ci auguriamo potrà rappresentare un modello per il futuro", ha detto il titolare della Farnesina. "Solo attraverso un dialogo costante e costruttivo tra tutti gli attori della regione, che l'Italia continuerà ad incoraggiare, potrà essere assicurata la stabilità nel Mediterraneo orientale".

Entrambi hanno poi sottolineato l'importanza del processo politico in Libia e l'esigenza di un rapido ritiro delle truppe straniere dal Paese nordafricano.

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