OCSE, storico accordo: imposta minima del 15% sulle multinazionali

Il quartier generale dell'OCSE a Parigi, Francia
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136 Paesi hanno firmato l'intesa, che renderà più complicata - in particolare per le Big Tech - l'evasione fiscale

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Ci sono voluti anni, ma alla fine il tanto agognato accordo è arrivato. Questo venerdì l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha annunciato l'intesa sostenuta da 136 Paesi sulla tassazione minima delle multinazionali, che coprirà il 90% dell’economia globale. Anche Irlanda, Estonia e Ungheria, inizialmente restie, hanno firmato l'accordo, che verrà presentato alla riunione dei ministri delle Finanze del G20 a Washington il 13 ottobre e al vertice dei leader del G20 a Roma, a fine mese.

"Quest'accordo apre la strada ad una vera rivoluzione fiscale per il XXI secolo", dichiara Bruno Le Maire, ministro delle Finanze francese. "È una rivoluzione fiscale perché non torneremo indietro. È una rivoluzione fiscale perché crea più giustizia in termini di tassazione. Finalmente i giganti digitali pagheranno la loro giusta quota di tasse nei Paesi - tra cui la Francia - in cui traggono profitto".

Le grandi multinazionali - e solo queste - dovranno quindi pagare a partire dal 2023 un'aliquota fiscale minima del 15%, cosa che renderà più difficile l'evasione fiscale. Un'aliquota che, è stato garantito, non aumenterà nel tempo. Secondo l'Ocse l'imposta farebbe entrare nelle casse degli Stati 130 miliardi di euro l'anno.

Lo storico accordo - al quale non hanno aderito solo Kenya, Nigeria, Pakistan e Sri Lanka - vuole impedire alle grandi aziende di registrare profitti in Paesi a bassa tassazione.

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