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Proseguono tra caos e tensioni le evacuazioni all'aeroporto di Kabul

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Di euronews Agenzie:  ANSA, AFP
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L'esercito statunitense fornisce assistenza durante l'evacuazione all'aeroporto internazionale Hamid Karzai a Kabul, Afghanistan
L'esercito statunitense fornisce assistenza durante l'evacuazione all'aeroporto internazionale Hamid Karzai a Kabul, Afghanistan   -   Diritti d'autore  Lance Cpl. Nicholas Guevara/AP
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Il processo di evacuazione dell'Afghanistan procede lentamente. All'aeroporto di Kabul regna il caos: tutti vogliono andarsene, lasciare il Paese ormai nelle mani dei talebani, prendere uno di quei voli "della salvezza", ma non tutti possono.

Ed è proprio per questo, come spiega un sergente maggiore dell'esercito britannico, Daz McMahon, che nascono disordini e tensioni: "Quando vedono che funziona si calmano. Ma quando iniziano ad avere caldo, disidratarsi, perdono le staffe. E ci siamo accorti che molti di coloro che creano problemi non hanno tutte le carte in regola, non hanno i documenti che servono per poter partire e sanno quindi che per loro sarà dura lasciare il Paese".

Sono migliaia le persone che devono ancora essere evacuate dall'Afghanistan, prima della scadenza del 31 agosto, imposta dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden per il ritiro delle truppe statunitensi.

Dal 14 agosto circa 13mila persone sono state portate via dal Paese. "Non posso garantire quale sia il risultato finale, né che sarà senza perdite - ha detto in conferenza stampa Biden - ma come comandante in capo, posso assicurarvi che mobiliterò ogni risorsa necessaria".

La fuga verso il Pakistan

C'è chi non prova neanche a salire su un volo, ma tenta la sorte via terra. Diverse famiglie sono scappate in fretta e furia verso il Pakistan, verso il valico della Porta dell'Amicizia nella città di Chaman. Una volta su questo tragitto c'erano diversi controlli e posti di blocco delle forze afghane. Oggi è terra di nessuno.

AP/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.
Cittadini afghani e pakistani in coda alla frontiera, a Chaman, PakistanAP/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.

Le prime smentite di un regime più inclusivo

Nel frattempo è arrivato a Kabul il mullah Abdul Ghani Baradar, cofondatore e numero 2 dei talebani. Il capo dell'ufficio politico del movimento - che si trovava fino a venerdì a Kandahar dopo essere rientrato da Doha - aprirà i colloqui per la formazione di un nuovo governo "inclusivo". Secondo fonti a lui vicine, incontrerà "leader politici e della jihad".

E dopo sei giorni dalla presa di Kabul e tante promesse fatte sull'inclusività, arrivano le prime smentite. I nuovi amministratori talebani nella provincia occidentale di Herat (dov'era di stanza l'esercito italiano) hanno vietato le lezioni miste di ragazze e ragazzi nelle Università.

Vox populi

Euronews ha raccolto le testimonianze del popolo, arrabbiato e sfiduciato, coi talebani al potere.

"Non avrei mai pensato che sarebbe successo - dice Roqia Moradi - sputo su questi traditori, sui capi che sono fuggiti.

Hanno venduto le nostre forze di sicurezza, la nostra gente e sono fuggiti dal Paese: Dio li maledica, non li perdoneremo mai".

"La sicurezza non serve se non abbiamo giustizia - afferma invece Abdul Zahir - dove non c'è giustizia e i diritti delle persone sono inutili la sicurezza sarà inutile".

"Questa è la nostra patria e i suoi veri figli sono tornati indietro - dice Mollah Mohammad Jawad, combattente talebano - prima c'erano traditori e tiranni ma ora sono arrivati i veri uomini di questa terra.

Proteggeremo la nostra terra e saremo al servizio della nostra gente: come hanno detto i nostri leader, promettiamo che sarà formato un governo che segua le regole islamiche".

Le vie di fuga, specie quelle che conducono all'aeroporto, sono costantemente pattugliate dai talebani, che ne impediscono l'accesso.

"Sono andato all'aeroporto con mia moglie, mio fratello e i nostri due bambini - dice Sherin Agha, in preda alla disperazione - abbiamo portato con noi tutti i nostri documenti.

Speravamo che la possibilità fosse dalla nostra parte, ma c'è stato un tumulto: hanno sparato sulla folla.

I miei figli ed io siamo stati feriti, hanno sparato a mia moglie: sono rimasto con i miei due figli, cosa dovrei fare adesso?".