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Afghanistan: cronistoria di un paese in guerra da oltre 40 anni

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Di Euronews
Un guerrigliero talebano di guardia davanti alla sede del ministero dell'Interno a Kabul, 17 agosto 2021
Un guerrigliero talebano di guardia davanti alla sede del ministero dell'Interno a Kabul, 17 agosto 2021   -   Diritti d'autore  JAVED TANVEER/AFP or licensors
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I Talebani hanno completato una rapida presa di potere in Afghanistan dopo che gli Stati Uniti e altri paesi della coalizione hanno terminato le loro missioni quasi ventennali. Nonostante i paesi occidentali abbiano addestrato migliaia di truppe afgane, non sono stati in grado di respingere i combattenti talebani e molti osservatori hanno parlato di fallimento sorprendente.

Per molti la situazione attuale sembra un ritorno al punto di partenza, quando i talebani governavano l'Afghanistan nel 2001. Ecco le tappe principali degli decenni di storia del paese, dal rovesciamento del re nel 1973 al ritorno al potere dei talebani.

1973: il colpo di stato e il rovesciamento del re

A partire dagli anni 30' l'Afghanistan è stata una monarchia guidata da Muhammad Zahir Shah. Nel 1973, tuttavia, Zahir Shah fu rovesciato dal colpo di stato orchestrato dal cugino Mohammad Daoud Khan. Quest'ultimo sosteneva che il golpe avrebbe sostituito un re corrotto con la democrazia e ha avviato un progressivo distanziamento dall'Unione Sovietica.

1978: inizia la guerra civile

Daoud Khan fu ucciso in seguito a un altro colpo di stato nel 1978, quando il Partito Democratico del Popolo dell'Afghanistan (PDPA) - comunista e finanziato da Mosca - prese il sopravvento in Afghanistan. Il colpo di stato divenne noto come la Rivoluzione di Saur, anche nota come Rivoluzione di aprile: il leader del partito Nur Muhammad Taraki prese il potere.

Il nuovo governo approvò una serie di leggi di isipirazione marxista, tra cui l'eliminazione della dote per le donne, la riforma agraria e l'alfabetizzazione del paese. Il nuovo esecutivo comunista però divenne noto anche per la sua violenza, l'imprigionamento e l'esecuzione di decine di migliaia di persone.

1979: l'Unione Sovietica invada l'Afghanistan

L'Armata Rossa invase l'Afghanistan il 24 dicembre 1979, trasportando le sue truppe nel paese per via aerea. Al comando delle operazioni fu messo Babrak Karmal, leader in esilio della fazione del partito comunista che era stata gradualmente allontanata dal potere da Hafizullah Amin, segretario del partito e presidente dell'Afghanistan. L'amministrazione Carter negli Stati Uniti rispose appoggiando i mujaheddin afghani contro l'invasione sovietica: gran parte del sostegno ai ribelli passava attraverso il Pakistan.

AP
Soldati sovietici lungo la strada tra Jalalabad e Kabul, 8 gennaio 1980AP

1988-89: il ritiro delle forze sovietiche

La guerriglia tra i sovietici e i mujaheddin afghani, uno dei tanti capitoli della Guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica, si concluse con il ritiro dell'Armata Rossa dal paese. Gli accordi di Ginevra del 1988 includevano una dichiarazione con cui gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica si impegnavano a rispettare l'indipendenza e la sovranità dell'Afghanistan e del Pakistan e di astenersi dall'interferire.

I sovietici continuarono a sostenere il governo comunista in Afghanistan fino al 1992, mentre i combattimenti tra forze governative e mujaheddin continuavano.

1992-1996: le fazioni combattono per il potere in Afghanistan

I combattimenti tra le fazioni dei mujaheddin continuarono in Afghanistan dopo le dimissioni di Najibullah, il leader sostenuto dai sovietici. Le Nazioni Unite cercarono senza successo di trovare una soluzione. Si stima che migliaia di persone siano state uccise a Kabul nel 1994, molte delle quali in attacchi missilistici.

"Le forze esterne al paese hanno visto l'instabilità in Afghanistan come un'opportunità per spingere i propri programmi politici e di sicurezza", si legge in un documento del National Security Archive della Georgetown University.

"Tra loro c'erano gruppi terroristici come la rete di Al-Qaeda di Osama Bin Laden e stati come Pakistan, Iran, Russia e India. Il Pakistan, per esempio, vedeva un Afghanistan instabile come una manna per la sua sicurezza interna, soprattutto in funzione anti-India.

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Carri armati presidiati dai combattenti talebani, decorati con dei fiori, di fronte al palazzo presidenziale a Kabul, 28 settembre 1996AP Photo

1996-2001: i talebani prendono il controllo

I talebani, un gruppo radicale sostenuto dal Pakistan e dall'Arabia Saudita, si impadronirono di Kabul nel settembre 1996. Sotto il loro dominio, le donne furono bandite dalla scuola e dal lavoro. Non potevano uscire di casa senza un uomo o mostrare la pelle. Le punizioni per il mancato rispetto delle rigide regole erano molto dure.

I talebani, inoltre, permisero ad Al-Qaeda e a Osama bin Laden di operare in Afghanistan. In risposta a tre attentati alle ambasciate americane, gli Stati Uniti bombardarono tre basi di addestramento usate da bin Laden.

Nel 1999 il Consiglio di Sicurezza dell'ONU impose delle sanzioni contro i talebani, a cui fu chiesto di consegnare bin Laden. Le sanzioni includevano un embargo sulle armi a partire dal 2000. Il 9 settembre 2001 il leader anti-talebano Ahmad Shah Massoud fu ucciso da Al-Qaeda in quello che molti ora vedono come un precursore degli attacchi a New York e Washington.

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Le torri gemelle subito dopo lo schianto dei due aerei dirottati da un commando di terroristi, New York, 11 settembre 2001AP Photo

I fatti dell'11 settembre 2001

Quasi 3.000 persone sono morte negli attacchi dell'11 settembre 2001 a New York e Washington, provocando un drammatico cambiamento degli eventi. "Non faremo alcuna distinzione tra i terroristi che hanno commesso questi atti e quelli che li ospitano", disse il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, pochi giorni prima di autorizzare l'uso della forza contro i responsabili degli attacchi.

Gli attacchi aerei delle forze statunitensi e britanniche contro i talebani iniziarono il 7 ottobre 2001. Un nuovo governo viene installato nel dicembre 2001 a Kabul, con una forza di pace internazionale per mantenere la sicurezza. Il regime talebano finì nel dicembre 2001 con la fuga del gruppo da Kandahar.

2001-2021

Nel 2002, il presidente americano Bush parlò di una ricostruzione simile al Piano Marshall in Afghanistan; fu istituito un governo di transizione sotto Hamid Karzai e le prime elezioni si tennero nel 2004.

A partire dal 2003 la Nato assunse a tempo indeterminato il controllo dalla Forza Internazionale di Assistenza per la Sicurezza (Isaf), una missione per garantire la sicurezza nel paese e addestrare le forze afghane. Inizialmente attiva solo a Kabul, la missione fu estesa al resto del paese a partire dal 2006.

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama diede nuovo slancio alla missione nel 2009, dichiarando che avrebbe inviato altre 30.000 truppe in Afghanistan, ma annunciando anche che aveva intenzione di ritirare le truppe entro il 2011.

Le forze statunitensi in Pakistan uccisero Osama bin Laden nel maggio 2011, rilanciando la discussione sulla presenza militare americana in Afghanistan. Un mese dopo Obama confermò che aveva intenzione di ridurre le truppe dal paese.

Nonostante un tentativo di ridurre in contingente americano entro il 2014, il presidente fu costretto ad ammettere che la situazione della sicurezza rimaneva precaria e, di conseguenza, che migliaia di truppe sarebbero rimaste nel paese.

Nel 2020 l'amministrazione Trump ha firmato un accordo di pace con i talebani garantendo il ritiro delle truppe statunitensi e uno scambio di prigionieri, anche se il governo afghano ha sottolineato di non essere incluso nell'accordo.

Alla fine, nell'aprile 2021, il neoeletto presidente americano Joe Biden ha annunciato un ritiro completo delle forze statunitensi entro l'11 settembre. L'insurrezione talebana si è successivamente intensificata, portando al rapida caduta delle forze governative in tutto il paese.

Secondo un rapporto del 2019 del progetto Costs of War della Brown University la guerra guidata dagli Stati Uniti in Afghanistan ha causato la morte di almeno 157.000 persone. Il progetto stima che 5,3 milioni di persone sono state sfollate internamente o abbiano dovuto lasciare il paese.

Un rapporto del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti nel marzo 2021 ha stimato che la guerra e la ricostruzione sono costate al dipartimento 837,3 miliardi di dollari (710,9 miliardi di euro), cifra che secondo altre stime sfiora i mille miliardi di dollari.