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Russi amici dei talebani, ma senza riconoscimento ufficiale

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Di Eloisa Covelli Agenzie:  Ap
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Russi amici dei talebani, ma senza riconoscimento ufficiale
Diritti d'autore  YURI KADOBNOV/AFP
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Nonostante gli spari sui manifestanti e la caccia ai collaboratori della Nato, la Russia crede ancora al buonismo dei talebani. È stata la prima a incontrare ufficialmente gli insorti e continua dritto per questa strada, anche se non si affretta a riconoscerli ufficialmente.

Vediamo segnali incoraggianti dai talebani, che hanno espresso il desiderio di formare un governo con altre forze.
Sergey Lavrov
ministro degli Esteri russo - 17 agosto 2021

"Penso che sia assolutamente giusto (avere un dialogo con i talebani) perché ora sono il governo", ha detto all'Associated Press Franz Klintsevich, il vice capo del comitato per la difesa e la sicurezza nella camera bassa del parlamento russo. "Inoltre, non è un caso che siano venuti al nostro ministero degli Esteri non appena è iniziato il ritiro delle truppe Usa e ci hanno detto che non hanno mire sulle Repubbliche dell'Asia centrale. Questo è un aspetto molto importante per noi", ha aggiunto.

I talebani sono stati aggiunti alla lista russa delle organizzazioni terroristiche nel 2003. Qualsiasi contatto con tali gruppi è punibile dalla legge, ma nonostante ciò già a luglio sono stati invitati a Mosca. Nel corso di questi incontri i talebani hanno assicurato che non invaderanno i loro alleati dell'Asia centrale, combatteranno l'Isis e smantelleranno il traffico di droga.

Ci siamo impegnati affinché nessuno usi il suolo afghano contro le nazioni vicine o contro il mondo, dice un portavoce talebano.
Mohammad Sohail Shaheen
portavoce talebano - 9 luglio 2021

Nonstante le rassicurazioni, i russi però stanno conducendo proprio in questi giorni esercitazioni congiunte con il Tagikistan per essere pronti a rispondere in caso di invasione.

Mosca vede i talebani meno pericolosi di tanti altri. Inoltre i talebani hanno promesso più volte che non saranno una minaccia per i paesi dell'Asia centrale o per la Russia.
Ivan Klyszcz
analista in relazioni internazionali

Insomma i tempi della guerra sovietico-afghana sono molto lontani. L'Unione Sovietica ha combattuto una guerra di 10 anni in Afghanistan che si è conclusa con il ritiro delle sue truppe nel 1989. Da allora, Mosca è tornata alla ribalta come influente mediatore di potere nei colloqui internazionali sull'Afghanistan. Ha lavorato senza sosta per coltivare legami con gli insorti, ospitando i loro rappresentanti per una serie di incontri bilaterali e multilaterali.

La guerra sovietico-afghana

L'Unione Sovietica invase l'Afghanistan nel dicembre 1979, spinta dai timori che gli Stati Uniti stessero cercando di stabilirvi un punto d'appoggio dopo aver perso l'Iran a causa della rivoluzione islamica. I piani sovietici si impantanarono nella feroce resistenza dei guerriglieri sostenuti dagli Stati Uniti, noti come mujaheddin. L'Unione Sovietica ha perso più di 15.000 soldati, secondo il conteggio ufficiale, mentre le stime delle vittime civili in quel periodo variano ampiamente, da più di 500.000 fino a 2 milioni.

Molti in Russia hanno esultato del crollo del governo afghano sostenuto dagli Stati Uniti, sottolineando che il governo del presidente Mohammad Najibullah ha resistito per tre anni dopo il ritiro sovietico fino a quando l'aiuto di Mosca non si è completamente interrotto dopo il crollo dell'URSS nel 1991.