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La crisi della scuola italiana: ma non è solo colpa della Dad

Fa riflettere.
Fa riflettere.   -   Diritti d'autore  AP Photo
Di Cristiano Tassinari
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"I dati emersi dal Rapporto Nazionale 2021 dell'Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) - basato sul monitoraggio delle scuole italiane primarie e secondarie - sono effettivamente seri e preoccupanti".

Roberto Ricci, responsabile dell'area prove dell'Invalsi, conferma la crisi della scuola italiana, che non può essere esclusivamente imputata alla DAD, la Didattica a Distanza, croce e delizia dell'istruzione - in tutto il mondo - al tempo del Covid.

Dati in picchiata

Grafica Euronews
Qualità scolastica in calo, in Italia.Grafica Euronews

Dati in picchiata in italiano e matematica, più o meno stabili in inglese, dove però il livello di conoscenza si conferma decisamente basso.

Alle scuole medie il 39% degli studenti non ha raggiunto risultati adeguati in italiano e in matematica il dato sale al 44%.

Meno evidente il calo in inglese, dove il 76% degli studenti raggiunge un livello minimo A2 di conoscenza della lingua,** dati che diminuiscono con l'aumentare del livello di conoscenza, scritta, compresa e parlata, dell'inglese.

Divario Nord-Sud

Cresce il divario tra le varie zone d'Italia: il significativo dato nazionale della dispersione scolastica, salito in due anni dal 7% al 9,5%, si ingigantisce drammaticamente al Sud, arrivando al 20,1% in Campania e addirittura al 22,4% in Calabria, le due regioni d'Italia più penalizzate dalla scuola a distanza, in cui il 64% degli studenti non raggiunge la soglia minima di competenze neppure in italiano.

Una fotografia impietosa della scuola italiana in epoca di pandemia.

Il ministro dell'istruzione Patrizio Bianchi ha dichiarato: "Bisogna tornare a porre la scuola al centro del paese".

"Dobbiamo affrontare le nostre sconfitte"

"Come ha detto Mario Draghi, dobbiamo affrontare le nostre sconfitte. E questi dati sono sicuramente una sconfitta per la scuola italiana", riprende Ricci.

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Roberto Ricci, Responsabile area prove Invalsi.(web)

- Ma davvero, dall'analisi delle scuole italiane, emerge che uno studente che esce dalle scuole superiori ha le stesse competenze di uno studente delle medie?

"Non tutti, per fortuna*, risponde Ricci.
"Ma sicuramente un'alta quota di studenti che terminano la maturità non è in grado di rispondere a domande a cui saprebbe rispondere uno studente che ha terminato le scuole medie".

"Ingeneroso il giudizio sulla DAD e sugli insegnanti"

- Siamo in un'epoca che non dà molto entusiasmo, per usare un eufemismo. Quindi, sui risultati, può aver influito anche un aspetto psicologico, oltre agli aspetti sociologici? Se è così, immaginando lo scenario peggiore per il futuro e, cioè la necessità di continuare con la DAD, che tipo di aiuto si potrebbe immaginare, in termini motivazionali e di approccio allo studio?"

"Dovremmo fare un monumento alla DAD".
Roberto Ricci
Responsabile area prove Invalsi

"Il giudizio sulla DAD, come se fosse la sola responsabile della crisi della scuola italiana, è stato davvero ingeneroso. `Così com'è ingeneroso nei confronti del lavoro degli insegnanti, che in questo periodo si sono dati molto da fare e hanno visto letteralmente stravolto il metodo di lavoro.

Sicuramente c'è stato un utilizzo della DAD al di là dello stretto necessario, ma finché siamo rimasti nell'emergenza, la Didattica a Distanza è stata uno strumento fondamentale, indispensabile. L'alternativa sarebbe stata nessuna didattica. Non a caso, i dati peggiori del nostro rapporto provengono da zone del paese già precedentemente disagiate e che hanno subito chiusure più lunghe che altrove.

"La DAD è uno strumento potentissimo"

- Si può immaginare per il futuro, al di là della pandemia, un sistema misto: per esempio, in virtuale per le materie che hanno dimostrato di non subire peggioramenti con la DAD e in presenza per le altre?

"Sono convinto che la DAD sia uno strumento potentissimo. Assolutamente da sfruttare in futuro per l'opportunità di importanti attività di supporto alle normali ore di lezione. Immagino, ad esempio, per studenti che abitano particolarmente lontano... In definitiva, è un'opportunità da non perdere, ma da dover incanalare nella giusta direzione".

"Leggere, scrivere e fare di conto"

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Roberto Ricci, durante la presentazione del Rapporto Nazionale Invalsi 2021.AP Photo

- Come cambia la scuola dopo la pandemia? Torna a quello che faceva prima o conserva alcune delle pratiche sperimentate in questo periodo? E la visione generale dell'insegnamento è destinata a cambiare?

"Come per tutti i grandi stravolgimenti, non torneremo più al pre-pandemia, nemmeno nella scuola", continua Ricci.

"E, quindi, sarà assolutamente necessario ripensare e ammodernare il sistema-scuola. Una vera e propria rivisitazione 2021 del leggere, scrivere e fare di conto... Ma con le esigenze di oggi, non di cento anni fa, ovviamente".

Dispersione e competenze fragili

- Infine, il dato preoccupante dell'aumento della dispersione scolastica: 9,5% a livello nazionale.

"Vorrei chiarire che il dato sulla dispersione non riguarda l'abbandono dei ragazzi dalla scuola prima di aver terminato il ciclo scolastico, bensì la percentuale di ragazzi che terminano effettivamente la scuola, con l'esame di maturità, ma che hanno competenze totalmente fragili e insufficienti.
Si tratta di un fenomeno molto più subdolo e pericoloso, su cui dobbiamo assolutamente riflettere".