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Manifesto delle destre europee: sì alla cooperazione, ma tra nazioni libere

Di Sandor Zsiros
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Matteo Salvini e Marine Le Pen a un raduno con i leader di altri partiti nazionalisti europei a Milano, nel 2019
Matteo Salvini e Marine Le Pen a un raduno con i leader di altri partiti nazionalisti europei a Milano, nel 2019   -   Diritti d'autore  Luca Bruno/Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved.
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I partiti della destra radicale hanno fatto un grande passo avanti verso l'unità nel campo della politica europea. 15 partiti di 14 Paesi hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, chiedendo un'Unione europea basata su Stati membri sovrani, invece di un'Ue federale.

"Pensiamo che la cooperazione europea possa essere utile e in alcuni casi necessaria, ma solo sulla base di nazioni libere, che cooperano insieme in modo libero", spiega ai nostri microfoni Gerolf Annenmans, eurodeputato del partito politico della Comunità fiamminga del Belgio Vlaams Belang. "E questo non è ciò che l'Unione europea è diventata: un sistema giuridico integrato con un sistema punitivo severo, uno stato nazionale sopra tutti gli altri. Questa non è la cooperazione europea che vogliamo. Vogliamo un'alternativa e pensiamo che la cooperazione europea meriti un'unione migliore".

Verso un nuovo gruppo politico all'europarlamento?

Le forze principali dietro la dichiarazione sono il partito polacco al governo, Diritto e Giustizia, Fidesz del premier ungherese Viktor Orbán, Rassemblement National di Marine Le Pen, Lega di Matteo Salvini e Fratelli d'Italia di Georgia Meloni. La grande assente è la tedesca Afd. Grazie a questa cooperazione sul tavolo c'è anche la formazione di un nuovo gruppo politico nel Parlamento europeo.

"Beh, naturalmente questo potrebbe essere l'obiettivo, ma non è all'ordine del giorno ora, non è la cosa più urgente", dichiara Annenmans. "La cosa più urgente è che la conferenza per il futuro dell'Europa ha bisogno di altre risposte per il disegno della cooperazione europea. E che dobbiamo unificare i nostri sforzi. Il gruppo è qualcosa per dopo. Ed è più complicato".

Un segnale importante

La possibilità di una nuova forza di destra radicale non è un rischio imminente per l'attuale estabilshment di Bruxelles, poiché il numero dei suoi deputati rimarrà lo stesso. Ma a lungo termine questo potrebbe modellare anche il processo decisionale nell'Unione.

"È un segnale importante: mostra che in tutto il continente c'è una certa insoddisfazione per certe politiche dell'Unione europea", spiega Doru Frantescu, analista di Votewatch Europe. "Dobbiamo prendere in considerazione che questi partiti non sono d'accordo su molte questioni, ma lo sono su quelle culturali, identitarie. Sono insoddisfatti di quelle politiche dell'Unione europea che toccano i valori familiari, la composizione identitaria dei propri paesi. D'altra parte non dovremmo sopravvalutare l'importanza di questa mossa, perché in termini pratici questo non cambia molto i rapporti di forza nell'attuale politica europea".

Se questi partiti dovessero restare coerenti fino alle prossime elezioni europee, avrebbero la possibilità di posizionarsi come la principale forza di opposizione nel futuro Parlamento europeo ha aggiunto l'analista.