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Covid: infermiere Bologna, la gente non ci sostiene più

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Di ANSA
Troppo allentamento regole, anche tenuta professionisti rischia
Troppo allentamento regole, anche tenuta professionisti rischia

(ANSA) – BOLOGNA, 11 MAR – “Era chiaro che quest’altra ondata
sarebbe arrivata. Quando, non era prevedibile, e forse di questa
intensità non se l’aspettava nessuno, almeno in Emilia-Romagna,
ma abbiamo un sistema che sa reggere”. Oggi “i sacrifici sono
ancora più di marzo, quando non avevamo un anno di pandemia
sulle spalle e quando soprattutto avevamo dall’altra parte chi
ci spingeva, le persone che ti erano vicine. Oggi tutto questo
non c‘è più”. È la testimonianza all’ANSA di Andrea Finelli,
infermiere esperto dell’area emergenza dell’ospedale Maggiore di
Bologna da poco trasferito in terapia intensiva, sul momento
critico che anche la categoria degli infermieri sta vivendo in
queste settimane di recrudescenza del coronavirus. “Quello che più colpisce, me e i miei colleghi”, dice
Finelli, che è anche consigliere del direttivo dell’Ordine
infermieri di Bologna, “oltre alla difficoltà della nostra forza
fisica è anche quella mentale, la nostra tenuta. Noi infermieri
siamo come una squadra in maratona, con la consapevolezza che
davanti si ha una maratona di 42 chilometri”. “Ci vuole però la
collaborazione di tutti – sottolinea – Siamo in una fase
emergenziale che non è passata. Vediamo invece una
inconsapevolezza, un allentamento del rispetto delle regole.
Siamo in zona rossa, non si può andare al parco a fare la
partita di pallone. Fuori oggi vediamo assembramenti”. Sembra
che il virus non tocchi e invece “ci stiamo rendendo conto,
anche i colleghi sulle ambulanze, che arrivano con Covid persone
sempre più giovani”. I professionisti sanitari, aggiunge, “ci
stanno mettendo tutto quello che possono, fino al midollo, ma
non siamo ancora fuori dal guado: vediamo l’altra parte del
fiume ma il guado è ancora lungo e difficile”. “I colleghi sono stremati – dice Finelli – alcuni, i più
giovani, ventenni, crollano in un pianto liberatorio a fine
turno. Soprattutto quando in reparto arrivano pazienti gravi di
40-50 anni che possono essere loro genitori”. (ANSA).

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