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Le conseguenze della legislazione europea sul clima

Di Alberto de Filippis
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Le conseguenze della legislazione europea sul clima
Diritti d'autore  INA FASSBENDER/AFP
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Neutralità carbonica entro il 2050 e riduzione di almeno il 55% delle emissioni di CO2 entro il 2030 rispetto al 1990.

Questa è l'essenza dell'accordo tra le istituzioni comunitarie sulla legge europea sul clima, che renderà vincolanti questi obiettivi.

Sebbene le industrie che emettono carbonio affermino di aver anticipato la transizione verde anni fa, questi nuovi obiettivi dell'UE le costringeranno a fare di più.

Così Laurent Donceel, direttore delle politiche presso Airlines for Europe afferma: "Il nuovo obiettivo che abbiamo e le linee guida sono concordate a livello euopeo. Sono un altro segno della necessità di accelerare questi sforzi sul fronte della ricerca, sul fronte dell'efficienza. Tutto quresto evidenzia l'importanza dell'approccio settoriale alla decarbonizzazione. Il compito da svolgere per decarbonizzare è così grande che nessun attore in nessun settore può agire da solo".

Questa esigenza di uno sforzo congiunto è stata ripresa in diversi settori. Le compagnie aeree, ad esempio, ritengono che ridurre le emissioni significhi anche una migliore efficienza del carburante. Qualcosa su cui l'industria europea della raffinazione del petrolio ha già iniziato a lavorare.

John Cooper, Direttore generale di Fuels Europe: "Sappiamo da prima dell'accordo di Parigi che il consumo di combustibili derivati ​​dal petrolio dovrà diminuire e la politica europea ha incarnato fortemente questa volontà. La nostra risposta è cercare nuovi modi per produrre combustibili liquidi che non utilizzano petrolio. Sappiamo che molto petrolio sarà sostituito dall'elettrificazione e dall'idrogeno ma non tutto, e in particolare aviazione, marittima. Alcuni trasporti stradali pesanti beneficeranno comunque di un combustibile liquido, realizzato in modo rinnovabile, senza petrolio".

I rappresentanti dell'industria affermano che i nuovi obiettivi climatici devono ora essere tradotti in politiche concrete per ogni settore. Un compito difficile da affrontare, ma che alla fine segnerà la strada verso la neutralità del carbonio.

Per l'organizzazione ambientalista Greenpeace, invece, il nuovo accordo europeo è monco e gli obiettivi non sono abbastanza forti.

Silvia Pastorelli, attivista per il clima dell'UE di Greenpeace: "Da un lato abbiamo ciò che la scienza richiede, e questo è un obiettivo di riduzione delle emissioni di almeno il 65% entro il 2030 se vogliamo evitare peggiori impatti del dissesto climatico. Dall'altro abbiamo l'obiettivo climatico dell'UE per la riduzione delle emissioni entro il 2030, è un obiettivo di riduzione delle emissioni nette del 55%, che si traduce in un mero 52,8%, quindi siamo molto lontani da ciò che la scienza richiede".

Questa differenza negli obiettivi di riduzione delle emissioni ha a che fare con l'inclusione, nel calcolo complessivo dell'UE, dei cosiddetti “serbatoi di carbonio”: elementi naturali, come le foreste, che aiutano a immagazzinare CO2. L'obiettivo resta quello delle emissioni zero ovvero il raggiungimento di un equilibrio tra le emissioni e l'assorbimento di carbonio. In questo momento una meta che non appare cosi vicina.