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In Europa il coronavirus ha ucciso di più dove c'è più disuguaglianza

Una foto del 1 aprile 2020: un addetto alla sepoltura prepara una tomba nel cimitero di Zarza de Tajo, nella Spagna centrale
Una foto del 1 aprile 2020: un addetto alla sepoltura prepara una tomba nel cimitero di Zarza de Tajo, nella Spagna centrale   -   Diritti d'autore  AP Photo
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In Europa nel 2020 sono morte almeno mezzo milione di persone in più rispetto alla media dei quattro anni precedenti. Il nuovo coronavirus però non ha colpito tutti i territori in maniera omogenea.

Sono state le regioni più densamente popolate, quelle dove l'età media è più alta e dove il reddito è minore, con forte concentrazione di popolazione immigrata, ad essere state colpite in maniera sproporzionata dal Covid-19.

Chi viveva in queste regioni ha avuto più probabilità di infettarsi, ammalarsi gravemente e morire rispetto a chi viveva altrove.

Condizioni preesistenti, come diabete o malattie croniche cardiovascolari o respiratorie, sono tra i principali fattori di rischio. Ma secondo gli esperti del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), consultati per questo rapporto, il rischio di una persona di contrarre il coronavirus aumenta in rapporto ad età, livello di reddito, densità di popolazione ed occupazione.

Il virus si è diffuso inizialmente nel nord Italia, nella popolosa Lombardia. L'Italia è stato il primo Paese europeo ad introdurre un lockdown nazionale, il 9 marzo 2020.

I dati mostrano come, nella seconda metà di marzo, Bergamo e Cremona abbiano registrato un numero di decessi sei volte maggiore rispetto alla media 2016-2019.

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Fonte: eurostatEuronews

Il virus ha colpito anche altre grandi città dell'Europa meridionale dove vive una grande percentuale di popolazione sopra i 65 anni. A Madrid, nelle ultime due settimane di marzo il tasso di mortalità è quadruplicato. Nelle vicine regioni spagnole di Segovia, Burgos e Guadalajara, nella prima settimana di aprile, si sono registrati sei volte più decessi rispetto alla media degli anni precedenti.

In Grecia, Macedonia centrale, Macedonia orientale e Tracia indicano un numero doppio o triplo di funerali nelle ultime sei settimane dell'anno rispetto alla media 2016/2019.

La Macedonia centrale è la seconda regione più popolosa della Grecia e comprende la metropoli di Salonicco. La Macedonia orientale e la Tracia ospitano la principale minoranza musulmana della Grecia, ed è una delle regioni più povere dell'Europa (dato Eurostat).

In queste due regioni, i decessi sono quasi quadruplicati durante la seconda ondata, dalla fine di novembre.

Parigi e la sua area metropolitana hanno sofferto di più rispetto al resto della Francia a fine marzo ed inizio aprile. Qui le morti registrate sono state il doppio di quelle degli anni precedenti, soprattutto nei dipartimenti più popolosi dell'area metropolitana di Parigi.

Haut-de-Seine e Seine-Saint-Denis sono aree dove è alta la disoccupazione e dove un terzo della popolazione è immigrata (rispetto a una media nazionale del 9,9%). Qui si è avuto il maggior aumento di decessi.

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Fonte: EurostatEuronews

Secondo uno studio dell'Istituto Nazionale di Statistica e Studi Economici (INSEE), l'aumento del numero di morti è stato doppio per gli immigrati rispetto ai nati in Francia.

I decessi hanno raggiunto un'eccedenza del 54% per i nati nel Maghreb, del 91% per gli asiatici e del 114% per i nati nell'Africa centrale e meridionale.

Secondo Joaquín Arango, co-direttore dell'Annuario dell'Immigrazione del Centro di Affari Internazionali di Barcellona (CIDOB), le condizioni di vita e l'occupazione sono i due fattori che spiegano perché gli immigrati hanno tassi peggiori di infezioni e decessi per Covid-19.

"Gli immigrati hanno maggiori probabilità di vivere in famiglie sovraffollate e multigenerazionali, e tendono a lavorare in settori non qualificati e altamente esposti", sottolinea Arango.

Nel Regno Unito, le morti si sono moltiplicate durante la prima ondata in aree come il distretto londinese di Tower Hamlets. A dicembre, qui i decessi sono raddoppiati. Il quartiere ha il più alto tasso di povertà della città e un'alta concentrazione di persone di origine straniera.

Gli immigrati e le minoranze etniche hanno fino a 2,5 volte più probabilità di essere infettati dal nuovo coronavirus, fino a 4,5 volte più probabilità di essere ospedalizzati e 2 volte più probabilità di morire rispetto ai non immigrati. Lo indica uno studio pubblicato su The Lancet che fa riferimento a dati raccolti nel Regno Unito e negli Stati Uniti.

Le ragioni della diffusione sproporzionata del virus in Europa vanno ricercate in una combinazione di disuguaglianze sociali: livelli di povertà, densità di popolazione e tipo di occupazione, concordano tutti gli esperti consultati.

Fatale anche la risposta "lenta e inadeguata dei governi, che non hanno imparato dalle epidemie passate in altri paesi, come HIV ed Ebola", afferma la dottoressa Fiona Samuels, ricercatrice e professoressa associata all'Overseas Development Institute.

"Se non prendiamo in considerazione le diverse esigenze delle popolazioni vulnerabili, non si può ridurre la trasmissione della Covid-19", scrivono gli epidemiologi dell'ECDC. "Le disparità sociali e sanitarie esistenti si amplieranno ulteriormente".

*Questo articolo è il primo di una serie di approfondimenti del progetto regionalcovidtracker.eu sull'impatto del coronavirus su regioni e comuni europei. L'iniziativa è stata creata grazie al supporto dell'Investigative Journalism for the Europe (IJ4EU).