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Rosarno, sindaco ai domiciliari. La DDA: "Eletto coi voti della cosca Pisano"

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Tra i 49 destinatari della misura di custodia cautelare emessa dalla DDA di Reggio Calabria nel quadro di una operazione contro la cosca Pisano della ndrangheta di Rosarno, c'é anche il sindaco del comune calabrese, Giuseppe Idà, finito ai domiciliari.

Dalle indagini partite grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Lorenzo Bruzzese emergono le prove dell'appoggio elettorale fornito dal clan al sindaco e a un consigliere comunale, entrambi eletti e tuttora in carica, in cambio della promessa di incarichi amministrativi a uomini scelti dalla cosca, appalti e altri favori.

Un patto per lo scambio di voti da cui il sindaco, una volta eletto, avrebbe voluto affrancarsi, almeno nell'immagine pubblica, generando nei boss propositi di rivalsa.

Oltre al condizionamento mafioso delle elezioni, la procura antimafia diretta da Giovanni Bombardieri ha ricostruito le attività del gruppo nel campo del traffico di droga e di armi, delle estorsioni e dell'usura. Attività queste sviluppate grazie alle sinergie con altre cosche, come quella dei Longo di Polistena, ma anche con altre consirterie criminali in Sicilia, Basilicata e Campania.

Già negli anni 90 il clan Pisano di Rosarno venne interessato dalle indagini del procuratore di Palmi Agostino Cordova sull'intreccio tra mafia politica e massoneria, indagini che coinvolsero anche l'ex capo della loggia P2 Licio Gelli, e che si conclusero con una valanga di assoluzioni.