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Brexit: Johnson firma l'accordo commerciale, via libera anche dalla Camera dei Comuni

Di Gioia Salvatori  & euronews
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Brexit: Johnson firma l'accordo commerciale, via libera anche dalla Camera dei Comuni
Diritti d'autore  Alberto Pezzali/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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Ultime formalità prima dell'entrata in vigore della Brexit. Dopo Ursula von der Leyen e Charles Michel, anche Boris Johnson ha firmato il trattato commerciale che regolerà gli scambi tra Londra e Bruxelles. Negli stessi istanti è arrivato anche il via libera della Camera dei Comuni, che ha approvato il testo a larga maggioranza: 521 i voti favorevoli, compresi quelli dei laburisti di Keir Starmer, 73 quelli contrari.

Contrari, per ragioni diverse, gli indipendentisti scozzesi, i libdem, i partiti nordirlandesi e il gallese Plaid Cymru. Il provvedimento è così indirizzato verso la promulgazione reale (royal assent) dopo un passaggio procedurale alla Camera dei Lord.

Frank Augstein/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
La protesta degli europeisti oggi fuori la Camera dei comuniFrank Augstein/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved

L'accordo commerciale, 1.200 pagine, è stato raggiunto da Londra e Bruxelles appena prima di Natale quando la speranza di una Brexit ordinata iniziava davvero a scemare e i piani B erano già pronti sia da parte dell'Unione che oltremanica.

Subito dopo che i massimi funzionari dell'UE hanno firmato formalmente l'accordo conquistato a fatica a Bruxelles, il primo ministro Boris Johnson ha esortato i legislatori della camera dei comuni a sostenerlo e si sapeva che oggi sarebbe passato; si parte con "Una nuova relazione tra la Gran Bretagna e l'Ue come sovrani alla pari'', aveva detto Johnson.

Theresa May: "Lo voto, ma questo piano è peggiore del mio"

L'ex prima ministra britannica Theresa May, che si è dimessa nel 2019 dopo tre anni di trattative con Bruxelles seguite al referendum per uscire dall'Ue, prima del voto ha affermato che avrebbe sostenuto il testo. Ha sottolineato, però, che è un accordo peggiore di quello che lei aveva negoziato con i 27 (e che i parlamentari britannici hanno ripetutamente respinto). Perché? Perché l'accordo di Johnson copre il commercio di merci ma non i servizi, che rappresentano l'80% dell'economia britannica, ha notato May.

Alcuni legislatori si sono lamentati del fatto che siano state concesse solo cinque ore al parlamento per esaminare un accordo che regola profondi cambiamenti per l'economia e la società britannica. Il piano è stato appoggiato dalla maggioranza ma anche dal principale partito di opposizione, i laburisti che hanno ribadito che anche un accordo fragile è meglio di una caotica rottura. ``"Abbiamo solo un giorno prima della fine del periodo di transizione, ed è l'unico accordo che abbiamo'', ha detto il leader laburista Keir Starmer.

A mezzanotte di domani (le 23 di Londra) torna la dogana tra Ue e Regno Unito

Il Regno Unito ha lasciato l'Ue quasi un anno fa, ma è rimasto nell'abbraccio economico del blocco durante un periodo di transizione che termina domani a mezzanotte, ora di Bruxelles (alle 23 a Londra).

Anche il Parlamento europeo deve firmare il testo, ma non ci si aspetta che lo faccia per diverse settimane; dal primo gennaio il testo sarà in vigore, quindi, in forma provvisoria fino all'approvazione dell'eurocamera.

Il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel hanno firmato l'accordo durante una breve cerimonia a Bruxelles mercoledì mattina. I documenti, poi, sono stati trasportati dall'aereo della Royal Air Force a Londra perché Johnson aggiungesse la sua firma.

L'accordo prevede l'uscita della Gran Bretagna dal Mercato Unico e dall’unione doganale quindi il ritorno dei controlli doganali e dei visti (reciproci). Esclusa dall'accordo la regolamentazione dei servizi anche quelli finanziari. Sulla pesca, questione spinosa, è stato raggiunto un compromesso che ha fatto infuriare i pescatori britannici già sostenitori di Brexit: per i prossimi cinque anni e mezzo i pescherecci europei potranno continuare a lavorare nelle acque britanniche anche se mano a mano dovranno ridurre la quantità di pescato. Il testo regola anche la questione della concorrenza: per evitare che la Gran Bretagna possa produrre senza rispettare standard europei, quindi a costi più bassi, Bruxelles si riserva di intervenire in caso di concorrenza 'sleale' con procedure facilitate, arbitrati snelli, che facilmente possano sfociare in sanzioni (dazi).