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La storia di Hosni Kalaia, che si immolò, seguendo l'esempio di Bouazizi

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Hosni Kalaia con una foto di suo fratello minore, Sabre, morto dopo essersi dato fuoco nel 2015 a Kasserine, in Tunisia
Hosni Kalaia con una foto di suo fratello minore, Sabre, morto dopo essersi dato fuoco nel 2015 a Kasserine, in Tunisia   -   Diritti d'autore  AP Photo/Riadh Dridi
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Hosni Kalaia è uno dei centinaia di tunisini che negli ultimi 10 anni si sono autoimmolati, per protestare contro l'abuso di potere. Il 49enne ha perso la maggior parte delle dita in pochi secondi ed è rimasto sfigurato. Nel 2014 sua madre tentò di auto immolarsi davanti al palazzo presidenziale a Tunisi e l'anno successivo il fratello di Hosni, Saber, morì compiendo lo stesso gesto.

"Io stesso non capisco come ho fatto", racconta l'uomo. "Quando mi sono versato la benzina addosso non ci ho pensato molto, perché non ero veramente cosciente di quello che stavo facendo. Poi ho visto un lampo, ho sentito la mia pelle iniziare a bruciare e sono caduto. Mi sono svegliato otto mesi dopo all'ospedale di Ben Arous".

Il numero di morti per autoimmolazione è triplicato dal 2011. Solo nei primi mesi del 2020, sono stati registrati 62 gesti di questo tipo e spesso gli abusi da parte delle forze dell'ordine sono un fattore scatenante.

"Il suicidio per autoimmolazione è diventato un atto teatrale, che attira l'attenzione permette di far ascoltare la propria voce", spiega Najla Arfa, Project Manager dell'Osservatorio sociale tunisino.

Mohammad Bouazizi fu il primo ad autoimmolarsi, dando di fatto il via alla Primavera araba. Non tutti però nella sua città natale considerano la sua eredità sotto una luce positiva.

"Dio benedica Bouazizi, ma il suo gesto ha avuto un effetto negativo su tutto il Paese e soprattutto per Sidi Bouzid", dice una donna. "Credo che solo la sua famiglia ne abbia tratto beneficio. Ma per il governatorato la rivoluzione non ha portato nulla di buono", dice una donna.

Video editor • Cinzia Rizzi