"Tutti siamo essenziali": la protesta francese dei lavoratori dimenticati dal governo

"Tutti siamo essenziali": la protesta francese dei lavoratori dimenticati dal governo
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Di Guillaume PetitDebora Gandini
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"Tutti siamo essenziali": la protesta francese dei lavoratori che si sentono dimenticati dal governo. Ristoratori, negozianti, gestori di locali, organizzatori di eventi. Sono scesi in piazza per chiedere maggiori aiuti allo Stato e alle compagnie di assicurazione

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In Francia i locali notturni restano ancora chiusi per l’emergenza Covid-19. E così i proprietari hanno deciso di scendere in piazza a Lione per fare sentire la loro musica: il suono della protesta e della rabbia verso il governo. Ristoranti, bar, il settore eventi: tutto fermo da mesi. Per i DJ il sostegno della gente, scesa in strada, è fondamentale.

Se i contagi caleranno, allora i ristoranti a gennaio potrebbero tornare a riaprire le loro porte ai clienti. Ma molti pensano che le restrizioni non siano state fatte nel modo giusto. "Poco prima del confinamento, dice questo viticoltore, sono andato in un locale dove venivano applicate tutte le norme igienico-sanitarie. Ebbene mi sentivo molto più sicuro che nei supermercati", ci racconta Gilles Paris, un viticoltore. 

"Tutti siamo essenziali": ristoratori, gestori di locali, negozianti chiedono maggiori aiuti

Ci sono esercizi che sono rimasti aperti ma il lavoro è poco. Non c’è turismo, a causa del lockdown, la gente non esce. Non viaggia. Gli albergatori sono disperati nel vedere gli hotel, sotto le feste, vuoti. Fabrice Lipinski, è Direttore di un Hotel a Lione. Ci spiega che la gente è demotivata."La sensazione generale è di down. C’è poi la paura di vedere i nostri dipendenti tornare al lavoro meno motivati, è molto complicato".

Ecco perchè “Tutti siamo essenziali”. Questo il messaggio lanciato dai gestori di locali, hotel, da questi negozianti che criticano una vera mancanza di aiuto da parte del governo. Ma puntano il dito anche contro l'atteggiamento delle compagnie di assicurazione. Alcuni negozi, che non vendono beni di prima necessità, hanno riaperto una settimana fa, ma per loro la luce in fondo al tunnel è ancora lontana. 

Come per Anne Delaigle. Lei è una stilista. Ha percepito 1500 euro dallo Stato, ma i soldi non bastano per coprire le perdite del suo show room: "Quando hai speso centinaia di migliaia di euro e non hai nessun reddito anche 10.000 euro non bastano."

Sono diverse le preoccupazioni per le aziende, come quella delle polizze assicurative contro il rischio di pandemia. Sono decine le cause in corso. C’è chi chiede un aiuto. “E' una mancanza di solidarietà. Ci è stato chiesto di chiudere tutto due volte e gli unici che non ci hanno dato una mano sono quelli che noi paghiamo per farlo: le assicurazioni", sottolinea Anne Delaigle.

Il settore si difende della accuse e afferma di aver stanziato 3,8 miliardi di euro per aiutare l'economia. E di aver congelato gli anticipi per l'anno 2021. Ma le perdite del 2020 devono ancora essere coperte.

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