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L'ultima rotta migratoria verso l'Europa passa ora dalle Canarie

Ragazzi originari del Mali aspettano di essere trasferiti in un centro d'accoglienza dopo essere arrivati in barca a Gran Canaria il 23 novembre 2020
Ragazzi originari del Mali aspettano di essere trasferiti in un centro d'accoglienza dopo essere arrivati in barca a Gran Canaria il 23 novembre 2020   -   Diritti d'autore  DESIREE MARTIN/AFP or licensors
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Le Isole Canarie si trovano a circa 1.200 chilometri dalle coste dell'Europa continentale. Paradiso per i turisti, nell'ultimo anno sono diventate il primo approdo per i migranti che sperano di vivere in Europa.

Secondo i dati del governo spagnolo, nelle prime due settimane di novembre sono arrivati più migranti (5.275) che negli ultimi quattro anni messi insieme. Quest'anno le isole hanno accolto 16.950 migranti, il numero più alto dal 2006.

Secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), nel tentativo di raggiungere le isole quest'anno sono morte o scomparse oltre 250 persone.

Secondo gli esperti, sono diversi i fattori dietro questo grande afflusso, ma la causa principali sta nell'impossibilità di praticare altre rotte verso l'Europa, come quelle che attraversano il Marocco e la Libia. C'è chi suggerisce che l'impennata dei numeri sia dovuta all'impatto economico del coronavirus, ai conflitti regionali ma anche al miglioramento delle condizioni di navigazione.

Solamente un punto di sosta per i migranti?

"La Spagna sta lavorando a stretto contatto con il Marocco, e ha davvero cercato di chiudere le sue frontiere, cercando di impedire gli arrivi nelle exclave di Ceuta e Melilla ed impedendo qualsiasi tipo di migrazione via mare attraverso lo Stretto di Gibilterra. E così, tante persone che altrimenti avrebbero potuto percorrere quella rotta hanno fatto marcia indietro per provare la rotta delle Canarie", dice Judith Sunderland, vice irettore in carica della divisione Europa e Asia Centrale di Human Rights Watch.

Credit: Euronews
Le isole Canarie sono proprio davanti a Marocco e Sahara OccidentaleCredit: Euronews

"Si tratta di un assioma dei flussi migratori: se si chiude una via, se ne apre un'altra, perché la gente cerca di spostarsi a qualsiasi costo. I contrabbandieri, che sono pagati per aiutare le persone che vogliono spostarsi, sono uomini d'affari e cercano strade diverse, riuscendo ad aprirle".

La presenza di migranti nell'arcipelago sta causando problemi. Gli abitanti delle Canarie faticano a riprendersi dall'impatto di una stagione turistica devastata dal coronavirus.

L'agenzia AFP riferisce che un turista avrebbe presentato un reclamo alla sua agenzia di viaggi perché non gli era stato detto che ci sarebbero stati migranti sulle spiagge dell'isola.

Per molti, tuttavia, l'arcipelago è solo un punto di passaggio: i migranti vogliono arrivare nella Spagna continentale o in altre parti d'Europa, aggiunge Sunderland.

"Credo che nelle Canarie, in questo momento, non esistsa un sistema per ricevere le persone, accoglierle e garantire che, ad esempio, le loro domande di asilo vengano trattate in modo efficiente".

Una situazione disastrosa

I migranti che arrivano a Gran Canaria vengono inizialmente tenuti nel porto di Arguineguin. Le autorità hanno allestito un campo per ospitare 400 persone, ma al momento gli ospiti sono circa 2mila.

"Da quanto ho visto lì, più di una settimana fa, la situazione è piuttosto disastrosa: sul molo le autorità hanno allestito da agosto questo centro di accoglienza di fortuna, dove la polizia identifica, processa e registra tutti, e dove esegue anche esami sanitari e test Covid-19 prima che le persone vengano ospitate altrove", continua Sunderland. "Durante la mia visita, ho incontrato tre donne che mi hanno detto di essere lì dal 22 ottobre, ovvero da più di 2 settimane".

"Fin dall'inizio, è stata una pessima idea allestire quel tipo di centro di accoglienza su un molo che, anche con le migliori intenzioni, non avrebbe mai potuto offrire condizioni materiali dignitose, che le persone meritano", aggiunge la responsabile di HRW.

Altrove, circa 5mila migranti sono ospitati in alberghi e altre strutture ricettive turistiche lasciate vuote dal coronavirus.

Alejandro Santana, direttore di Labranda Hotels & Resorts, ha detto a Euronews che l'isolamento dovuto al Covid-19 ha praticamente svuotato gli hotel per 8-9 mesi. E così gli albergatori hanno deciso di aiutare lo stato a gestire l'afflusso di immigrati.

"Abbiamo hotel che sono stati chiusi per otto o nove mesi, e abbiamo letti disponibili, quindi sono usati per ospitare questi migranti", dice Santana. "Molte catene alberghiere lo stanno facendo, e si stanno creando affari e posti di lavoro.

Ma, ha aggiunto, la presenza di immigrati genera tra i pochi vacanzieri rimasti un sentimento di insofferenza.

"I turisti non sono abituati a tutto questo, a volte ci sono 10 o 15 persone per strada che magari chiedono soldi, o li mettono a disagio, li fanno sentire insicuri", aggiunge Santana.

Alcuni abitanti delle isole, sfiancati dalle restrizioni Covid, hanno protestato per questo inusuale afflusso migratorio.

Secondo Javier Garat, segretario generale della Federazione spagnola della pesca, un impatto si è fatto sentire anche sui pescatori locali. "Ci sono già stati molti casi in cui i nostri pescatori hanno dovuto interrompere la pesca e perdere diversi giorni per poter aiutare le centinaia di persone che sono arrivate a bordo dei cayucos [zattere di legno], spesso alla deriva in mare in una situazione di pericolo".

"Non ci sono scuse per non sapere che i numeri sono aumentati"

Madrid ha promesso di aumentare il numero di pattuglie navali attorno alle isole. I suoi ministri hanno parlato con il Marocco e il Senegal per chiedere ai rispettivi governi di impedire ai migranti di partire.

"Il Covid sta distruggendo le economie africane. Ma poiché ha avuto un impatto enorme anche sulle economie europee, sapevamo che una delle conseguenze di questa pandemia sarebbe stata un aumento delle migrazioni", ha affermato Arancha González Laya, ministro degli Esteri spagnolo.

La ministra 51enne ha respinto le accuse di cattiva gestione e di mancanza di preparazione nell'affrontare gli arrivi. Sta di fatto, però, che migliaia di loro hanno dormito nelle tende del molo di Arguineguin per giorni, a volte settimane, in condizioni igienico-sanitarie pessime.

"UNHCR insiste sull'importanza di identificare rapidamente i richiedenti asilo e, soprattutto, ciò che chiediamo è un trattamento in linea con i diritti umani delle libertà fondamentali con tutte le persone, indipendentemente dal loro status di immigrazione", dice a Euronews María Jesús Vega, responsabile delle comunicazioni per l'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).

"Da lì, e con le cose fatte per bene, proponiamo di indirizzare i richiedenti asilo che hanno bisogno di protezione, di lavorare con le vittime della tratta - se ce ne sono -, di indirizzare i minori non accompagnati alle autorità, e se ci sono persone che possono fare ritorno in sicurezza nel proprio paese, si dovrebbero organizzare voli di ritorno, ma con la garanzia di non rimpatriare i rifugiati e rispettando il principio di non respingimento stabilito dal diritto internazionale".

Sunderland dice che si sarebbe aspettata di più dalla Spagna.

"Questi sono tempi difficili, e vorrei certamente riconoscere l'incredibile lavoro delle persone che stanno venendo a salvarli, ma la Spagna è più che capace di organizzarsi meglio, di pianificare meglio. I segnali c'erano già", ha concluso. "Non ci sono scuse per non sapere che i numeri sono in aumento e per non fare una solida pianificazione di contingenza in modo che si possa approntare una risposta nel rispetto della dignità delle persone e dei loro diritti".