ULTIM'ORA
This content is not available in your region

Hong Kong: l'attivista Joshua Wong, arrestato nuovamente, si dichiara colpevole

euronews_icons_loading
Hong Kong: l'attivista Joshua Wong, arrestato nuovamente, si dichiara colpevole
Diritti d'autore  AFP
Dimensioni di testo Aa Aa

E' stato arrestato Joshua Wong, noto attivista pro democrazia di Hong Kong, dopo essersi dichiarato colpevole di aver organizzato nel giugno 2019 una protesta non autorizzata.

Il 24enne, che si aspettava l'arrivo della polizia, è stato arrestato insieme ad altri due attivisti, Agnes Chow e Ivan Lam, a causa della manifestazione che si tenne fuori dalla sede della polizia dell'ex colonia britannica.

Wong, che rischia fino a cinque anni di carcere, è comparso questo lunedì in aula al tribunale di West Kowloon. "Continueremo a lottare per la libertà e ora non è il momento per noi di inchinarci a Pechino e arrenderci", ha detto il giovane dissidente, che si dice sicuro di finire subito in carcere.

Chi è Joshua Wong

Il più conosciuto della nuova generazione di dissidenti di Hong Kong, Joshua Wong, è stato la "bestia nera" di Pechino per un decennio.

Inizò a militare a soli 13 anni, nel 2009 e nel 2012, vinse una campagna contro un piano, che voleva imporre classi di patriottismo cinese nelle scuole. Il governo abbandonò l'iniziativa, dopo una manifestazione che coinvolse 120.000 persone.

Nel 2014, insieme ad altri leader studenteschi, svolse un ruolo importante nel "Movimento degli ombrelli", galvanizzando la folla con l'appello alla disobbedienza civile, per chiedere riforme democratiche.

L'anno scorso, quando iniziò la grande mobilitazione - denominata poi "Rivoluzione degli ombrelli" -, si trovava in carcere, a causa della sua partecipazione a proteste precedenti.

Non appena libero si unì al movimento, incarnando agli occhi dell'opinione pubblica internazionale la resistenza dell'ex colonia britannica a Pechino. Tanto da venir scelto dalle riviste Time, Fortune a Foreign Policy, come una delle persone più influenti al mondo.

Durante le manifestazioni del 2019 a Hong Kong, incontrò rappresentanti politici europei e americani, chiedendo l'adozione di sanzioni contro Pechino.

Poco prima dell'entrata in vigore a giugno della legge sulla sicurezza nazionale, Demosistō - il partito politico sostenitore dell'autodeterminazione di Hong Kong da lui co-fondato - è stato sciolto.