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Kirghizistan: opposizione in piazza per denunciare irregolarità nel voto

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Operazioni di spoglio in un seggio elettorale in Kirghizistan
Operazioni di spoglio in un seggio elettorale in Kirghizistan   -   Diritti d'autore  VYACHESLAV OSELEDKO/AFP or licensors
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In Kirghizistan ci sono state delle proteste all'indomani delle elezioni parlamentari che hanno visto la netta affermazione dei due principali partiti filogovernativi. Per i sostenitori dell'opposizione il voto sarebbe stato macchiato da irregolarità e presunte compravendite di voti. Almeno 3mila persone sono scese in strada per manifestare nella capitale Bishkek. Stando all'agenzia Interfax la polizia kirghisa ha usato idranti e granate stordenti per disperdere i manifestanti.

"Proteste ad oltranza, probabile uno scenario bielorusso"

"I partiti che non hanno ottenuto seggi hanno annunciato una protesta ad oltranza - dice l'analista politico Mars Sariev - penso sia molto probabile che si sviluppi uno scenario simile a quello bielorusso. Con il livello di povertà del paese, la corruzione degli elettori ha giocato un ruolo importante. Alcuni partiti hanno lavorato con largo anticipo versando enormi quantità di denaro. Denaro che ha avuto un ruolo molto importante per assicurarsi il voto delle minoranze e delle generazioni più anziane".

Stando ai risultati preliminari Birimdik e Mekenim Kyrgyzstan, i due partiti filogovernativi che auspicano più stretti rapporti con la Russia, hanno ottenuto rispettivamente il 24,5% e il 23,88% dei voti.

Segue il partito Kyrgyzstan, anch'esso ritenuto vicino al presidente filorusso Sooronbai Jeenbekov, che ha raccolto l'8,76% delle preferenze. L'unico partito d'opposizione ad aver superato la soglia di sbarramento del 7% è stato Butun, che ha avuto il 7,13% dei voti. L'affluenza alle urne è stata del 56,5%.

Birimdik include il fratello minore del presidente, Asylbek Jeenbekov, mentre Mekenim Kyrgyzstan è considerato legato agli interessi della potente famiglia Matraimov. Rayimbek Matraimov è un ex funzionario della dogana, contestato nelle proteste anticorruzione dell'anno scorso e ritenuto uno dei finanziatori della vittoriosa campagna elettorale di Jeenbekov alle presidenziali del 2017.