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L'annullamento delle elezioni in Kirghizistan calma la piazza

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L'annullamento delle elezioni in Kirghizistan calma la piazza
Diritti d'autore  AP Photo
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Sono più tranquille le strade della capitale del Kirghizistan dopo due giorni di proteste di massa scoppiate in tutto il paese in seguito a elezioni politiche violentemente contestate.

L'annullamento del risultato delle elezioni ha spinto alle dimissini il primo ministro kirghiso Kubatbek Boronov. La Commissione elettorale centrale del Kirghizistan (CEC) ha dichiarato non valido lo spoglio relativo alle elezioni parlamentari del 4 ottobre. “In relazione a numerose violazioni durante il voto e in campagna elettorale, in una riunione dei membri della Commissione elettorale centrale è stata presa la decisione di dichiarare le elezioni non valide”, ha comunicato il servizio stampa della commissione.

La vittoria della protesta

I contestatori hanno avuto la meglio su un dispositivo elettorale che si è mosso con gli strumenti dell'inganno e della corruzione. L'opposizione kirghisa aveva preso d'assalto gli edifici governativi nel centro della capitale Bishkek a poche ore della fine delle votazioni. Decine di persone, tra cui uno dei leader dell’opposizione, erano rimaste ferite negli scontri con le forze dell'ordine dove le manifestazioni hanno visto in campo migliaia di persone ostili all'affermazione dei partiti filorussi. Negli slogan si chiedevano anche le dimissioni del presidente Sooronbai Jeenbekov. C'era stato inoltre l'assedio al palazzo della Commissione per la Sicurezza nazionale dove la folla ha liberato l’ex presidente Almazbek Atambayev, che scontava una pena detentiva di 11 anni. Le guardie non hanno opposto resistenza alcuna.

Il ruolo ambiguo del presidente

Il presidente kirghizo Jeenbekov ha assicurato di avere il “controllo” del Paese e si è anche detto “fiducioso che tutte le forze politiche metteranno gli interessi della nazione al di sopra dei propri”. Il presidente non ha fatto molti commenti limitandosi a dire che è stato sempre disponibile per " i colloqui con l'opposizione".