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La "Rivoluzione d'Ottobre" del Kirghizistan: ora il rischio è il vuoto di potere

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La "Rivoluzione d'Ottobre" del Kirghizistan: ora il rischio è il vuoto di potere
Diritti d'autore  Vladimir Voronin/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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Kirghizistan, il rischio ora è il vuoto di potere.
Nell'ex repubblica sovietica, al confine con la Cina, è in atto un difficile trasferimento di potere, dopo le violente proteste di piazza - almeno un morto e 700 feriti - seguite al contestato risultato delle elezioni parlamentari del 4 ottobre, poi annullate.

Ma l'euforia provata dopo che i gruppi dell'opposizione si sono impadroniti dell'edificio del Parlamento si è rapidamente trasformata in incertezza e insicurezza.

I manifestanti che hanno occupato la sede del Parlamento - la cosiddetta "Casa Bianca" kirghiza - della capitale Bishkek hanno chiesto a gran voce le dimissioni del presidente Sooronbay Jeenbekov, dopo aver ottenuto quelle del primo ministro Kubatbek Boronov, rimpiazzato subito da Sadyr Japarov, liberato dal carcere proprio dai manifestanti.

"Tutto sotto controllo", dice il presidente. Ma non è cosi

Dalla sua residenza, Jeenbekov ha fatto sapere che è tutto sotto controllo.
Ma è tutt'altro che vero.
Attorno, tutti stanno cercando di isolarlo e costringerlo alle dimissioni.

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Il presidente kirghizo Jeenbekov.Screenshot

Tre gruppi dell'opposizione hanno proposto ciascuno i propri candidati a primo ministro ad interim, per sovrintendere alla ripetizione del voto nei prossimi mesi, ha dichiarato Akipress, il sito web di notizie del Kirghizistan, citando il deputato Ryskeldi Mombekov.

Oltre a Sadyr Japarov e Tilek Toktogaziyev, che questa settimana hanno già chiarito le loro ambizioni, Mombekov ha affermato che anche Omurbek Babanov, che ha già ricoperto la carica di capo di gabinetto, è emerso come potenziale candidato alla poltrona di premier.

"La rivoluzione popolare è fatta"

Elvira Surabaliyeva fa parte del partito di opposizione Ata Meken:

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Elvira Surabaliyeva durante l'intervista.Screenshot

"La rivoluzione popolare è fatta. Vorrei sottolineare che né i partiti nè i politici hanno a che fare con la rivoluzione popolare. Nessuno dovrebbe attribuirsi le conquiste dei cittadini e definirsi autore della rivoluzione. I cittadini comuni sono venuti qui da sette regioni del nostro paese. La gente è venuta fin qui nella capitale perché non era d'accordo con i risultati delle elezioni del 4 ottobre".

Brogli e rivolte

Le elezioni di domenica scorsa hanno consegnato la vittoria a due partiti dell'establishment, uno dei quali strettamente legato al presidente Jeenbekov.
Altri undici partiti si sono rifiutati di accettare i risultati e la commissione elettorale centrale li ha annullati martedì, quando è diventato chiaro che erano viziati da pesanti brogli elettorali.

Questa è la terza rivolta popolare negli ultimi 15 anni in Kirghizistan.
Alla "Rivoluzione dei Tulipani" del 2005 e alla "Rivoluzione di Aprile" del 2010, che hanno spodestato i presidenti al potere, sono seguite violenze, l'acquisizione con la forza di imprese private e, nel 2010, anche scontri etnici.

Questa volta, dopo quella che è gia stata definita la Rivoluzione d'Ottobre", in molti temono che tali disordini e violenze possano ripetersi.
E qualcosa è già accaduto: gruppi criminali hanno attaccato e sequestrato diverse miniere d'oro e di carbone a Issik Kul, Naryn e in altre regioni.
In alcuni casi, hanno dato fuoco alle attrezzature e hanno attaccato fisicamente i lavoratori.

AP
Manifestanti con la bandiera del Kirghizistan all'interno del Parlamento occupato.AP

Sotto gli occhi di Putin

Il rischio, oltre a quello di un vero e proprio "golpe", è di affondare ulteriomente l'economia di un paese - comunque non poverissimo - di sei milioni e mezzo di abitanti, ora sotto i riflettori del mondo. E sotto gli occhi interessati di Putin, visto che il governo del Kirghizistan è notoriamente filo-russo.

Nel frattempo, la Banca Centrale del Kirghizistan ha permesso alle istituzioni finanziarie locali, chiuse da martedì, di riaprire questo giovedì, poiché le associazioni imprenditoriali kirghize hanno avvertito che il paese potrebbe affrontare addirittura la carenza di cibo, se le banche e gli uffici delle tasse rimanessero chiusi e la sicurezza pubblica non potesse essere garantita.