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Migranti: doveva bruciare il campo profughi per riparlare di solidarietà

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Migranti: doveva bruciare il campo profughi per riparlare di solidarietà
Diritti d'autore  Claudio Centonze/ EU/Claudio Centonze
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I 13.000 migranti del campo profughi di Moria, in Grecia, devastato dalle fiamme nei giorni scorsi, non possono attendere i tempi della politica.
Moria è la linea di discrimine oltre la quale l'approccio europeo deve rispondere a criteri di urgenza e solidarietà condivisa.

All'Europarlamento, il commissario per gli Affari interni, Ilva Johansson, ha fissato le priorità dell'Unione.

''Un nuovo centro permanente e adeguato è una priorità. Ma non ci possono più essere altre Moria - dice Johansson - abbiamo bisogno di un nuovo inizio per la migrazione, e questo è il momento giusto. Moria non è normale. Ma la migrazione è normale, è qualcosa che possiamo gestire. Ora la maggior parte degli arrivi, i due terzi del totale non hanno diritto alla protezione internazionale. La situazione è cambiata. Ma la necessità di una politica europea e di una legislazione europea comune per gestire la migrazione e l'asilo è ancora presente".

Johansson ha annunciato l'adozione di iniziative per l'accoglienza dei minori non accompagnati di Lesbo e delle altre isole greche. Ma l'imperativo è superare la contingenza

''Non possiamo più fare solidarietà ad hoc - dice Roberta Metsola, parlamentare maltese (Gruppo Ppe) - abbiamo bisogno di strumenti permanenti in modo che ogni Stato faccia la sua parte, la solidarietà sia più di una semplice parola d'ordine e la responsabilità veramente condivisa".

"Per quanto tempo si è disposti a lasciare che il Mediterraneo diventi un cimitero? - commenta Iratxe García Pérez, parlamentare Ue spagnola (Gruppo Socialisti e Democratici) - non si capisce che così, nel Mediterraneo, si perde, oltre alla vite umane, anche la dignità del progetto europeo''.