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Putin vede Lukashenko: cosa dobbiamo aspettarci dall'incontro dei due "fratelli zar"

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I due "zar" a colloquio in questa foto del 2017
I due "zar" a colloquio in questa foto del 2017   -   Diritti d'autore  Tatyana Zenkovich/AP
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Mentre si lavora a un faccia a faccia tra il presidente russo Putin e quello bielorusso Lukashenko, previsto per oggi a Sochi, a Minsk le proteste seguite alla rielezione del padre padrone della Bielorussia entrano nella sesta settimana.

Diverse decine di migliaia di persone hanno manifestato nella capitale, sotto la residenza del capo dello stato, a riprova di quanto non sia facile, nemmeno per un regime autocratico come quello bielorusso, soffocare la rivolta civile.

Non sono bastati, infatti, a stroncare le manifestazioni, gli arresti e le espulsioni dei dirigenti dell'opposizione, alcuni dei quali hanno ottenuto asilo in Lituania, come Svetlana Tikhanovskaya, candidata alle presidentiai di agosto.

La donna, moglie di un blogger molto noto nel paese, ha fatto appello ai membri delle forze di sicurezza bielorusse, chiedendo loro di schierarsi dalla parte del popolo.

Il faccia a faccia tra Putin e Lukashenko (definito da quest'ultimo 'il mio fratello maggiore') potrebbe essere decisivo per gli sviluppi della crisi, che dipendono essenzialmente dall'atteggiamento scelto da Mosca.

Il presidente bielorusso conta sul sostegno di Putin, ma questo, secondo molti osservatori, non è dato per scontato.

Tradizionalmente, Lukashenko ha navigato lungo la rotta Est-Ovest, regolando tatticamente la direzione di viaggio a seconda della momentanea convenienza.

Nei 23 anni trascorsi da quando Lukashenko ha firmato un accordo con la Russia per integrare la Bielorussia in un'unione fiscale, politica ed economica, il leader di Minsk non ha ceduto completamente all'abbraccio di Putin.

Difficile che Lukashenko firmi alcunché

Ora Putin potrebbe finalmente avere la possibilità di costringere Lukashenko a rispettare i termini dell'accordo del 1997, portando così definitivamente il Paese nell'orbita russa.

"Ora il presidente russo ha la sua migliore opportunità di fare pressione su Lukashenko: quest'ultimo è debole a livello nazionale e ha perso il sostegno dell'Occidente, per cui non ha più lo spazio di manovra di una volta", dice a Euronews Katia Glod, analista bielorussa per il Centro per l'analisi delle politiche europee (CEPA). "Allo stesso tempo, non credo che Lukashenko sia pronto o verrà spinto firmare alcun trattato significativo, in questo momento".

"La pressione del Cremlino sarebbe troppo ovvia, mentre Mosca vorrebbe giocare le sue carte con calma".

Sergei Grits/Associated Press
Una bandiera russa sventola in supporto di Lukashenko durante una manifestazione a MinskSergei Grits/Associated Press

"Inoltre - continua l'analista - scatenerebbe maggiori proteste in Bielorussia, mentre l'obiettivo del Cremlino è quello di reprimerle. Non solo: Lukashenko è considerato presidente illegittimo in patria e in Occidente, quindi la sua firma su qualsiasi accordo sarebbe quantomeno discutibile".

Putin, incoraggiato da una debole risposta internazionale all'annessione della Crimea nel 2014, si è fatto più audace in politica estera, arrivando anche a sostenere i separatisti filo-russi nella regione ucraina del Donbas e intervenire direttamente nella guerra siriana.

"Non credo il Cremlino interverrà direttamente come fatto in Crimea", ritiene Glod. "C'è un'operazione morbida e strisciante già in corso. L'obiettivo finale è quello di controllare Lukashenko e il governo bielorusso sia politicamente ed economicamente, ma lasciando ufficialmente intatti i confini".

Bielorussia come Stato satellite

Se Lukashenko saprà assicurarsi il sostegno di Putin e dei russi per reprimere l'opposizione al suo governo, sarà una mossa significativa per il futuro dell'intera Bielorussia - in grando di mantenerlo in sella almeno per il prossimo futuro.

"Se Lukashenko rimarrà al potere, il Paese potrebbe diventare, a lungo termine, simile alla Transnistria o all'Abkhazia - completamente dipendente economicamente o politicamente dalla Russia", continua Glod. "Il popolo bielorusso non vuole questo, naturalmente, e continuerebbe a protestare, ma qui entriamo in un territorio inesplorato".

Dopo essersi allontanati rispettivamente dalla Moldavia e dalla Georgia, le due entità ex sovietiche menzionate da Glod sono nominalmente indipendenti (anche se non riconosciute dalla comunità internazionale) ma operano nella sfera militare, politica ed economica della Russia come stati satellite de facto.

Rinunciare così all'indipendenza della Bielorussia sarebbe uno sviluppo spiacevole anche per gli stessi sostenitori di Lukashenko.

Una via d'uscita

Ci sarebbe però ancora uno spiraglio per valorizzare sia i legami della Bielorussia ad Est che quelli ad Ovest, a patto che l'opposizione riesca a spodestare il regime di Lukashenko e ad evitare un governo fantoccio russo.

"Se il nuovo governo fosse scelto dal popolo bielorusso - in contrasto con la transizione ingegneristica del Cremlino, che punta ad installare qualcuno molto controllabile dalla Russia - quest'ultimo manterrebbe i legami economici con la Russia (il 40% delle esportazioni bielorusse va in Russia), ma cercherebbe allo stesso tempo di espandere la cooperazione economica e politica con l'Occidente", riflette Glod.

Obblighi economici difficili da spezzare

"Se il nuovo governo fosse democratico, le relazioni con l'Occidente migliorerebbero enormemente, con l'afflusso di prestiti e di investimenti. Il nuovo governo cercherebbe probabilmente di trovare un equilibrio tra i due poteri, ma, rispetto all'attuale bassissima base di cooperazione con l'Occidente, il miglioramento dei legami sarebbe molto tangibile".

Data la storia di ex repubblica sovietica e la continua dipendenza economica dalla Russia - il più grande mercato per le esportazioni bielorusse - ogni futuro governo dovrà seguire l'esempio di Lukashenko e trovare un difficile equilibrio tra Est e Ovest.

In effetti, è improbabile che l'influenza russa svanisca nel nulla nel prossimo futuro - soprattutto se lo spettro di un nuovo governo Lukashenko dovesse effettivamente materializzarsi.

"Il nuovo governo sarebbe molto cauto nell'aderire alla NATO per non turbare la Russia - così militarmente la Bielorussia probabilmente manterrebbe ancora i suoi legami con Mosca", conclude Glod. "Economicamente, poiché la Bielorussia fa parte dell'Unione Economica Eurasiatica guidata dalla Russia, non sarebbe in grado di avere un DFTA (accordo di libero scambio) con l'UE né ora né nel prossimo futuro, ma non è possibile escludere nulla nel lungo periodo".