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La triste parabola discendente di Aung San Suu Kyi: niente più Premio Sakharov

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La triste parabola discendente di Aung San Suu Kyi: niente più Premio Sakharov
Diritti d'autore  Christian Lutz/AP
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Parabola discendente per Aung San Suu Kyi.
Da paladina dei diritti umani a ''negazionista'' dei crimini contro i Rohingya.

Cancellata!

Il Parlamento Europeo ha depennato la 75enne Consigliera di Stato - e ministra degli Esteri - del Myanmar dall'elenco dei vincitori insigniti del prestigioso Premio Sakharov, in memoria del fisico e dissidente sovietico Andrej Sakharov (1921-1989), vincitore di un Premio Nobel per la Pace per il suo impegno per i diritti umani.

Il 22 ottobre 2013 fu Martin Schulz, allora presidente del Parlamento Europeo, a consegnare ad Aung San Su Kyi il premio.
Definendo la donna con queste parole: "Un grande simbolo di libertà e democrazia”.

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22 ottobre 2013: Martin Schulz consegna il Premio Sakharov ad Aung San Suu Kyi.Archivio Euronews

"Un colpevole silenzio"

Un riconoscimento che viene conferito ogni anno per onorare le personalità e le associazioni che lottano per la difesa dei diritti umani.

Ufficialmente la motivazione è l'inazione e l'accettazione - da parte della leader birmana - dei crimini in contro la comunità Rohingya.

Commenta la corrispondente di Euronews a Bruxelles, Meabh McMahon.
"Aung San Suu Kyi ha ricevuto il premio nel 1990, ma solo nel 2013 ha avuto l'opportunità di ritirarlo da Martin Schulz, l'ex presidente del Parlamento Europeo, a Strasburgo. Ma oggi la conferenza dei presidenti dei gruppi politici, al Parlamento Europeo di Bruxelles, ha deciso di sospendere Aung San Suu Kyi dai suoi privilegi di detentrice di quel premio".

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La corrispondente da Bruxelles di Euronews, Meabh McMahon.Euronews

Un caso internazionale

Nel 1991 ad Aung San Suu Kyi venne assegnato anche il Premio Nobel per la Pace, che ha potuto ritirare di persona solo nel 2012, perché costretta per anni agli arresti domiciliari, come oppositrice politica del governo birmano.

Il suo diventò un caso internazionale che la porterà negli anni seguenti alla liberazione e alla carriera politica.

Negli ultimi anni, diverse organizzazioni hanno cambiato opinione nei confronti di Aung San Suu Kyi, come ad esempio Amnesty International, che ritirò il premio per l'impegno sui diritti umani assegnato alla politica birmana.

Il genocidio Rohingya

Secondo le Nazioni Unite, i Rohingya, di religione musulmana, sono una delle minoranze più perseguitate al mondo.
Centinaia di migliaia di loro sono sfuggiti al genocidio ai loro danni scappando in campo profughi in Bangladesh o al confine tra Thailandia e Myanmar.

A difesa dei Rohingya sono scesi in campo numerosi paesi e leader politici, istituzioni e organizzazioni internazionali, dalla Corte penale internazionale fino al Parlamento Europeo, che - con varie risoluzioni - ha preso posizione contro la loro persecuzione.