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Covid-19: riaprono i ristoranti in Cile, si testa un vaccino in Perù

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I ristoranti di 38 quartieri di Santiago del Cile hanno riaperto i battenti: la Nazione sudamericana tenta così di far ripartire l'economia dopo mesi di restrizioni legate alla pandemia.

Il programma governativo "Step by Step" sta gradualmente rimuovendo le restrizioni su 7,5 milioni di persone, a seguito di un calo delle infezioni in alcuni distretti.

Il numero di casi positivi giornalieri dai test eseguiti è sceso a meno del 6%, lontano dal 40% registrato in giugno.

La Società argentina di terapia intensiva ha diffuso una nota in cui avverte che gli specialisti stanno lavorando oltre le proprie possibilità, in virtù del numero crescente di pazienti positivi.

I medici sentono di essere sul punto di "perdere la battaglia": "Siamo stanchi, esausti - afferma un medico - le risorse umane sono limitate, anche se nuove unità e reparti continuano ad aprire e vengono allestiti letti in terapia intensiva, non saremo in grado di soddisfare la domanda se questa continua ad aumentare".

L'Argentina registra più di 428.000 infezioni e quasi 9.000 decessi: secondo la Pan American Health Organization, le Americhe hanno il più alto tasso di personale sanitario colpito dal virus nel mondo.

Intanto, un lotto del vaccino anti-Covid sviluppato dal laboratorio cinese Sinopharm è arrivato in Perù per l'inizio dei test clinici su 6.000 volontari, solo parte delle decine di migliaia che parteciperanno allo studio anche in Argentina, Marocco e Arabia Saudita.

Il vaccino sarà il primo ad essere massicciamente testato nel Paese, che registra il numero più elevato al mondo per mortalità relativa al coronavirus, con oltre 29.000 decessi.

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