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Le crepe del paese spaccato in due: la Polonia di Duda

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Le crepe del paese spaccato in due: la Polonia di Duda
Diritti d'autore  AFP
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Varsavia - Giovedì il presidente Andrzej Duda presta giuramento davanti ai due rami del parlamento polacco dopo una rielezione strappata a luglio grazie ad una manciata di voti in più. La Corte Suprema ha inoltre accreditato la votazione visto che i ricorsi validi sui brogli elettorali sarebbero marginali e non in grado di ribaltare il risultato elettorale.

La politica della destra conservatrice in calo

Il ballottaggio ha faticosamente premiato il presidente uscente che si è fatto notare in tutta Europa per le sue posizioni conservatrici e la consonanza ideologica con Diritto e Giustizia, il partito di destra radicale che ha la maggioranza in Parlamento.

Elezioni partecipate

Il tasso di partecipazione inoltre è stato quasi da record per questo genere di consultazioni. Più del 67% dei polacchi aventi diritto di voto si è recato alle urne con uno score impressionate per l'opposizione che ha contato sul voto di 10 milioni di polacchi.

6000 ricorsi ritenuti quasi tutti non validi

Si parla di seimila denunce da parte degli elettori, ma solo 92 sarebbe state giustificate. Insomma i fedelissimi di Duda festeggiano anche se con moderazione dovendo adesso fare i conti con un paese spaccato in due. Duda ha vinto col 51,03 per cento dei voti e il competitor il sindaco liberale di Varsavia Rafal Trzaskowski ha incassato quasi il 49 % dei consensi.

La magistratura ha spento le speranze degli oppositori

I magistrati affermano che i reclami del team di Trzaskowski mancavano delle prove necessarie su tempi e sedi delle presunte violazioni. L’opposizione ha sfruttato al massimo il proprio bacino elettorale senza tuttavia riuscire ad allargarlo quel poco che sarebbe bastato nel rush finale. L'impenetrabile zoccolo duro sarebbe stato costituito dagli over 50 le cui preferenze sono andate soprattutto a Duda tranne nei grandi centri del paese. Il Pis è riuscito a mobilitare anche quel 2.5% degli elettori intenzionati a votarlo ma che erano rimasti a casa al primo turno.