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L'Oms e la 'generazione Covid': sempre più casi tra gli under 40

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Controlli contro gli assembramenti
Controlli contro gli assembramenti   -   Diritti d'autore  FRANCOIS GUILLOT/AFP or licensors
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Sarà perché si tratta di una minaccia invisibile. Sarà perché è difficile arginare la voglia di un ritorno alla normalità. Sta di fatto che i nuovi picchi di infezioni in tutta Europa potrebbero essere ricondotti al mancato rispetto del distanziamento sociale tra i più giovani.

L'avvertimento proviene dall'Organizzazione Mondiale della Sanità che riferisce di aver registrato una percentuale più alta di nuovi casi tra gli under 40. Il direttore regionale dell'OMS in Europa, Hans Kluge, afferma che le autorità devono comunicare meglio la necessità delle misure di sicurezza e di distanziamento sociale.

"Dobbiamo essere vigili perché a un certo punto i giovani avranno contatti più frequenti con la fascia vulnerabile della popolazione e - dice Kluge - in questa direzione noi dobbiamo lavorare e intensificare le attività con quelle persone, gli 'ambasciatori dei giovani', gli influencer che possono avere un impatto e convincere la popolazione più giovane ad aderire alle misure senza puntare il dito, la cosa peggiore che possiamo fare".

In Italia, il presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss) Silvio Brusaferro, dice che sebbene la trasmissione sia "sotto controllo", "continua a persistere in tutte le aree del Paese". A preoccupare è il dato sugli infettati di meno di 50 anni, raddoppiati: ora sono il 29,9%.

L'aumento delle infezioni tra i giovani, che sono meno inclini a osservare la distanza sociale, si osserva anche in altri Paesi.

La testimonianza di tre francesi: gesti barriera poco rispettati e poca preoccupazione

In Francia e Germania, gli esperti sanitari hanno affermato che un numero maggiore di giovani è risultato positivo al test per il virus. I funzionari ritengono che i giovani rispettino meno il distanziamento sociale e abbiano più contatti. In effetti, molti giovani europei contattati da Euronews hanno detto che, sebbene alcuni aspetti della vita siano diversi, vedono ancora tanti amici come prima della pandemia.

"Credo di vedere tante persone quante ne incontravo prima, ma forse meno spesso a causa della diminuzione del numero di eventi. Preferisco gli incontri all'aperto per limitare l'uso della mascherina", dice Simon, un 33enne che vive a Lione, in Francia.

Aggiunge però che i suoi amici tendono però a non salutarsi più con il tipico bacio sulla guancia.

Sarah, una 32enne che lavora per una fondazione no profit a Parigi, indica che per strada vede lo stesso numero di persone di prima almeno da giugno, quando bar e ristoranti hanno riaperto i battenti in Francia. Confessa che la maggior parte dei suoi conoscenti non è preoccupata per l'epidemia.

"Non ho paura del virus perché sono giovane e in una fascia non a rischio. Non frequento molto le persone nelle fasce più a rischio", continua Sarah. "Arriva un punto in cui il desiderio di riprendere una vita normale è più forte della paura di morire". Quando si trova con persone vulnerabili, tuttavia, presta molta attenzione ai "gesti barriera", come vengono chiamati qui in Francia, rispettati altrimenti solamente in presenza di amici "molto preoccupati" per la pandemia.

Vincent, 34enne di Lione, concorda: in giro c'è tanta gente quanta ce n'era prima. Si dice più preoccupato di "trasmettere" il virus agli altri piuttosto che di contagiarsi lui stesso.

Daniel Cole/AP Photo
La terrazza di un bar nel porto vecchio di Marsiglia, il 25 luglio 2020Daniel Cole/AP Photo

Cambiare il modo di comunicare con i giovani

Il dottor Kluge dell'Oms ritiene che l'aumento del numero di casi delle ultime settimane è in gran parte "dovuto al cambiamento dei comportamenti", e che gli esperti devono cambiare il tipo di comunicazione indirizzata ai giovani.

"La questione chiave qui è quella di adattare la nostra comunicazione sui rischi a quel gruppo o segmento di popolazione, e smettere di dire che i giovani siano meno vulnerabili". Tuttavia, conclude Kluge, non bisogna far sentire in colpa le persone: i giovani adulti vanno convinti "con messaggi positivi".

In Svezia, che è stata criticata per non aver imposto un blocco, ma che vede un calo generale dei casi, la fascia d'età compresa tra i 20 e i 29 anni è in controtendenza e ha attualmente più casi per 100.000 persone di qualsiasi altra fascia d'età. In Irlanda quasi il 60% di tutti i contagi si è verificato tra persone di età inferiore ai 45 anni.