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Focolai di Covid-19: come si sta nelle carceri egiziane dove è rinchiuso Patrick Zaki

Una foto d'archivio del 2015 nella prigione di Tora, a sud del Cairo
Una foto d'archivio del 2015 nella prigione di Tora, a sud del Cairo   -   Diritti d'autore  Amr Nabil/Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved.
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Vi siete mai chiesti come sta nella sua cella del Cairo Patrick George Zaki, il ricercatore egiziano dell'università di Bologna in detenzione preventiva da oltre cinque mesi?

Un nuovo rapporto di Human Rights Watch (HRW) denuncia le disumane condizioni nelle carceri egiziane dove almeno 14 prigionieri sono morti di Covid-19 in 10 strutture. Nove di loro sono stati trasportati in ospedale ma troppo tardi, erano già in stato critico.

Settimana scorsa è stata la volta di Mohamed Mounir, giornalista stroncato dall'aggravarsi della patologia. Era uscito positivo al Covid dal penitenziario di Tora, lo stesso in cui è rinchiuso Zaki.

Qui, nelle sezioni Skorpion I e II, sono rinchiusi i prigionieri politici: è considerato il carcere di massima sicurezza in Egitto e già prima della pandemia le visite non venivano autorizzate per mesi.

Si stima che le prigioni egiziane contengano almeno il triplo dei detenuti che dovrebbero ospitare, nonostante le autorità abbiano scarcerato circa 13mila persone dal febbraio scorso. Tra i detenuti scarcerati c'è chi ha commesso omicidi ma non non figurano i dissidenti politici, scrive HRW.

L'agenzia AP specifica che i detenuti politici possono essere detenuti senza processo per anni sulla base di accuse vaghe.

Tre dei recenti morti di Covid-19 aspettavano il processo, erano cioè in detenzione preventiva come Patrick Zaki. Un detenuto a Tora ha detto che le misure di prevenzione anti-coronavirus sono semplicemente "decorative".

Hassan Ammar/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
L'esterno del penitenziario di Tora in una foto dell'agosto 2015Hassan Ammar/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.

Il Comitato per la Giustizia, un'associazione per i diritti umani di base a Ginevra, ha documentato oltre 190 casi sospetti di Covid-19 in 12 prigioni e 29 stazioni di polizia. Stima che siano contagiati oltre 160 detenuti e 30 tra impiegati del Ministero dell'Interno e militari.

HRW denuncia un "blackout completo" sulle condizioni di detenzione da parte delle autorità egiziane. Il Ministero dell'Interno ha vietato tutte le visite alle carceri, anche degli avvocati dei detenuti, dal 10 marzo scorso.

Non c'è alcuna strategia di tracciamento contatti e poco è stato fatto per isolare i detenuti sintomatici, si legge nel rapporto. "In alcuni casi, le autorità designano una o più celle nella stessa prigione per i detenuti che sviluppano i sintomi di Covid-19".

In almeno tre carceri non è stato permesso ai detenuti di ottenere o indossare maschere. Un parente denuncia che ci sono celle da 18 persone, alcune delle quali sintomatiche. In una prigione del Cairo tutte le sezioni conterrebbero detenuti contagiati dal nuovo coronavirus, afferma un altro parente. Nessun test disponibile.

Nello stesso istituto carcerario, le guardie hanno detto ai detenuti medici di assumersi la responsabilità della cura dei compagni malati, impedendo la visita ai dottori esterni.

Le prigioni egiziane sono inaccessibili ai gruppi di monitoraggio indipendenti da decenni.

Le decisioni importanti, come l'accesso alle cure mediche all'interno o all'esterno del carcere, sembrano essere prese principalmente da funzionari dell'Agenzia per la sicurezza nazionale - l'autorità di fatto sul direttore del carcere e su altri ufficiali - piuttosto che dagli stessi medici della struttura.

Le autorità spesso negano ai detenuti il permesso di ricevere lettere, cibo o medicinali dai parenti. In molti casi, i parenti viaggiano per centinaia di km e si mettono in attesa per ore in stanze sovraffollate solo per sentirsi dire di andare via senza notizie dei propri cari.

Secondo Human Rights Watch non sono rispettati i più basici standard di trattamento internazionali. Le linee guida minime delle Nazioni Unite (Regole Mandela) stabiliscono che i detenuti debbano godere degli stessi standard di assistenza sanitaria disponibili nella comunità all'esterno.

L'Egitto è, dietro il Sud Africa, la nazione africana che ha fatto registrare più morti di Covid-19, oltre 4mila.

"Cosa aspetta il governo italiano a sollecitare il rilascio di Patrick?"

"Il rischio contagio nelle carceri, come quella di Tora dove Zaky è detenuto, è altissimo. Cosa aspetta il governo italiano per sollecitare il rilascio di Patrick?", ha detto settimana scorsa il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury.

Lo studente soffre di asma. Nell'ultima udienza, quando dopo tre mesi il tribunale ha ascoltato gli avvocati, la sua detenzione cautelare è stata prorogata fino alla fine di agosto. Numerose, dall'Italia, sono le richieste al governo egiziano di ridiscutere la sua detenzione sotto il profilo umanitario, ma anche al governo italiano di protestare con maggiore energia.

La senatrice Monica Cirinnà, responsabile Diritti del Pd, ha chiesto alla presidente del Senato Casellati di autorizzare una missione in Egitto per incontrare Zaky. "La risposta è stata vaga - dice - non incisiva e insoddisfacente, delegata poi alle commissioni diritti umani e esteri. Un nulla di fatto. Non è tempo di perdersi in dettagli burocratici, ma di agire con decisione. É necessario che tutti i livelli politici e istituzionali intensifichino i propri sforzi per permettergli di tornare nella sua Bologna, continuare a studiare, vivere la sua vita di uomo libero, amante della democrazia e dell'uguaglianza"-