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La tecnologia di Hong Kong al servizio della lotta contro il Covid-19

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La tecnologia di Hong Kong al servizio della lotta contro il Covid-19
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In una città che deborda di energia e intelligenza, non c'è da meravigliarsi se Hong Kong si è mossa con rapidità ed efficienza per controllare fin dall'inizio l'epidemia di coronavirus, con rigide misure di sicurezza per la salute e grazie all'uso della tecnologia.

Robot e cabine disinfettanti per bloccare il virus fin dal'atterraggio

In quanto principale collegamento con il mondo, l'aeroporto internazionale di Hong Kong è stato cruciale per tenere il Covid-19 fuori dalla città. Una sfida in termini di forza lavoro e risorse, ma erano preparati. Dopo l'epidemia di Sars, l'aeroporto ha adottato una serie di misure, a partire dai controlli della temperatura prima di ammettere i passeggeri ai terminal.

Per il personale, c'è una cabina per la disinfezione, creata a Hong Kong. Si inizia con il controllo della temperatura, per poi essere sottoposti a uno spray igienizzante per 40 secondi.

Un plotone di robot, anche questi prodotti a Hong Kong, si occupa della disinfezione di corridoi, pavimenti e servizi igienici. Secondo Steven yiu, dell'Autorità aeroportuale, "Quando saremo tornati alla normalità, potremmo conservare alcune delle misure, come il controllo della temperatura in uscita".

L'alleanza vincente fra università e industria

La città di Hong Kong si è attivata ben prima di altri governi, fin da febbraio, con controlli alle frontiere, test e quarantene. Risultato a metà luglio: circa 1.100 persone contagiate, con meno di dieci morti, in una città di 7 milioni e mezzo di abitanti.

Le nuove tecnologie dell'aeroporto sono solo alcuni esempi di come le aziende tecnologiche e biotecnologiche di Hong Kong hanno collaborato con il mondo universitario per combattere la pandemia. Il Politecnico ha lavorato sugli schermi facciali usando stampanti 3D.

Per produrre questo tipo di protezione, i ricercatori del Politecnico hanno preventivamente consultato gli operatori sanitari. Il preside del dipartimento d'ingegneria, Hau-chung Man, spiega: "Abbiamo voluto immediatamente un feedback dai clienti, per aiutarci a modificare il progetto. Ma la stampa 3D non è in grado di produrre le quantità necessarie, uno di questi si fabbrica in 90 minuti. ci vuole un'ora e mezza".

Com'è stato possibile allora fabbricarne migliaia al giorno per gli ospedali di Hong Kong? Risponde: "Abbiamo usato le stampanti 3D della nostra università, abbiamo realizzato il progetto, fabbricato il prodotto in sette giorni, poi l'abbiamo trasferito all'industria, dove li hanno prodotti in due settimane, quindi il problema è stato risolto nel giro di un mese".

Questo perché l'università era pronta, dice il vice presidente del Politecnico, il professore Alex Wai: "A Hong Kong abbiamo avuto la Sars, e i nostri colleghi, sia nella nostra università sia all'Università di Hong Kong, sanno che queste cose possono succedere di nuovo. Quindi abbiamo aperto un fondo fiduciario, abbiamo ottenuto donazioni da diverse aziende per affrontare il problema di un'eventuale altra epidemia, se non di una pandemia".

Kit diagnostici rapidi da esportare in tutto il mondo

Un altro progetto anti-Covid è stato realizzato a tempo di record al Parco della Scienza, sede di centinaia di aziende tecnologiche, fra cui ImmunoDiagnostics. La vicedirettrice Kelsey Zhongling racconta di aver lavorato circa 15 ore al giorno all'inizio: "Abbiamo iniziato ufficialmente i lavori a inizio febbraio e in due settimane abbiamo prodotto tre kit diagnostici funzionanti per la malattia. "Uno è Elisa, che consente di realizzare 90 test per kit in due ore e mezza, quindi è molto utile nello screening della popolazione. Il secondo è una piattaforma Poct, che con una sola goccia di sangue mostra i risultati nel giro di dieci minuti senza alcun materiale aggiuntivo, lo si rileva visivamente".

Tecnologie che non solo stanno contribuendo a salvare vite a Hong Kong, ma che sono anche esportate nel resto del mondo.