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Covid-19: è crisi al quartiere a luci rosse di Amsterdam

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Una strada del quartiere a luci rosse di Amsterdam
Una strada del quartiere a luci rosse di Amsterdam   -   Diritti d'autore  BART MAAT/AFP
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Le insegne al neon sono illuminate, ma le strade del quartiere a luci rosse di Amsterdam sembrano quelle di una città fantasma. Il coronavirus ha colpito duramente le lavoratrici del sesso a pagamento: in questi mesi di stop forzato solo le prostitute che lavorano in proprio hanno ricevuto i sussidi governativi, mentre le altre sono rimaste a mani vuote. Così in molte sono dovute tornare nei loro paesi d'origine.

Lotte Alberg è la proprietaria di due sex club in cui lavorano decine di ragazze. Prima della pandemia erano aperti sette giorni su sette. "Le ragazze mi chiamano ogni giorno, sono in difficoltà, è orribile - dice a Euronews - non riescono a pagare l'affitto, e a volte non riescono nemmeno a comprarsi da mangiare e devono prendere in prestito dei soldi. Tutti stanno ricevendo degli aiuti, a parte le ragazze che fanno questo lavoro".

La chiusura dei locali ha spinto molte prostitute a spostarsi su internet per lavorare. Non senza rischi. "Cominciano a cercare clienti su internet. E i clienti cercano le ragazze - sottolinea Alberg - voglio dire, per molte persone il sesso è il bisogno più importante della vita. Questo significa che vanno dai clienti, senza che nessuno sappia dove. Alcuni clienti potrebbero dire 'quello che stai facendo è illegale' e provare a non pagare. Potrebbe succedere qualcosa di brutto. Forse allora qualcuno ci ascolterà".

Alla riapertura anche i locali a luci rosse dovranno adottare gli stessi accorgimenti delle altre attività per evitare un nuovo aumento dei contagi. "Quando riapriremo dovremo rispettare il distanziamento - dice Alberg - le ragazze possono lavorare con guanti e maschere e anche praticare posizioni diverse, per ridurre al minimo la possibilità di contagio. Naturalmente stiamo pensando a tutte queste cose".

Stando agli ultimi piani del governo, le prostitute potranno ricominciare a lavorare nei locali dal 1° settembre. Ma non è ancora chiaro a quali condizioni. E per molte di loro potrebbe essere troppo tardi.