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Covid-19, gli esperti francesi: "Seconda quarantena impossibile per ragioni economiche e sociali"

Il presidente del Consiglio scientifico francese Jean-Francois Delfraissy
Il presidente del Consiglio scientifico francese Jean-Francois Delfraissy   -   Diritti d'autore  JOEL SAGET/AFP or licensors
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Il rischio di una seconda ondata di Covid-19 in Europa è legato molto di più all'esplosione dei contagi in Sud America che ai nuovi focolai del virus in Cina. Lo ha detto Bruno Lina, membro del Consiglio scientifico francese, davanti alla commissione di inchiesta parlamentare dell'Assemblea nazionale.

"Il pericolo in questo momento viene dal Sud America", ha detto il virologo, aggiungendo che la situazione in Cina ci mostra "il rischio di vedere il virus circolare di nuovo durante l'estate".

"Il consiglio scientifico ritiene che, dato ciò che sta accadendo in Sud America, il rischio di una seconda ondata proveniente dall'emisfero meridionale alla fine di ottobre, a novembre o a dicembre, deve essere considerato", ha detto Jean-François Delfraissy, presidente del Consiglio scientifico che ha lavorato al fianco del governo francese durante la crisi.

Il 5 giugno il Consiglio ha pubblicato un rapporto secondo cui lo scenario di "un'epidemia sotto controllo" nei prossimi mesi sia il più probabile, sottolineando però che le autorità pubbliche dovevano prepararsi attivamente ad anticipare scenari più sfavorevoli, affinché "non si trovino nella situazione vissuta il 12 marzo "in cui il lockdown era diventato inevitabile.

Nel suo intervento davanti all'Assemblea Defraissy ha detto che "non avevamo altra scelta" che quella di imporre la quarantena, aggiungendo di non aver dormito "per tre, quattro notti" a causa di questa decisione.

Il presidente del Consiglios scientifico ha anche ribadito che a suo avviso un nuovo confinamento generalizzato non sarebbe "né possibile né desiderabile", perché "non sarebbe accettato dalla popolazione" e avrebbe conseguenze economiche e sociali di vasta portata.

Se necessario, Delfraissy suggerisce piuttosto un "confinamento parziale" limitato "ad anziani e persone più a rischio". Defraissy ha sottolineato poi che "per il momento il virus non è mutato ed è estremamente stabile".

Alla domanda sulla possibilità di un confinamento regionale, limitato alle aree colpite da una possibile seconda ondata dell'epidemia, l'epidemiologo Arnaud Fontanet ha risposto che sarebbe "difficile assicurarlo impedendo effettivamente la diffusione del virus al resto del territorio.

Fontanet ha sottolineato che la chiusura delle frontiere "non funziona" perché alcuni "aggirano" la nroma. Di conseguenza è una misura che consente solo "di ritardare di qualche giorno" l'espansione di un'epidemia.