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Black Lives Matter: io, prof nero, contro l'abbattimento delle statue

La statua dell'ex re Baldovino ricoperta di vernice rossa a Bruxelles
La statua dell'ex re Baldovino ricoperta di vernice rossa a Bruxelles   -   Diritti d'autore  Francisco Seco/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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Abbattere le statue, imbrattarle, farne vilipendio per cancellare il passato.
Il ''format'' individuato dai manifestanti anti razzismo, nel solco delle manifestazioni del Black Lives Matter, non ha però niente di rivoluzionario e ricalca la ''damnatio memoriae'', ovvero la ''condanna della memoria'' che - nel diritto romano - indicava la pena consistente nella cancellazione di qualsiasi traccia riguardante una persona, come se non fosse mai esistita.
Una rimozione, quella sollecitata dai movimenti di protesta, su cui in molti non sono d'accordo.

Sir Geoff Palmer, primo professore nero della Scozia e attivista per i diritti umani, non è favorevole alla nuova tendenza iconoclasta: "Non bisogna rimuovere le statue - ha detto - perché tutto questo fa parte della storia dei neri".

"I miei antenati hanno dovuto affrontare gli schiavisti e combattere. E penso di poter affrontare il volto malvagio di una statua e combattere", ha spiegato Palmer, professore emerito di Scienze della Vita all'Università Heriot-Watt di Edimburgo, in un'intervista televisiva in diretta, rilasciata a Euronews.
Ha avvertito che abbattere statue e monumenti controversi potrebbe rappresentare solo una distrazione, nel momento in cui le società potrebbero finalmente essere mature per affrontare seriamente il tema delle discriminazioni razziali e dei comportamenti che ne derivano.

Secondo Palmer, "è probabilmente la prima volta, dai tempi della schiavitù, che la comunità bianca - il sistema bianco, per così dire - è estremamente cooperativa. Quindi - ha aggiunto - la mia opinione è che quello che dovremmo eliminare è il razzismo, uno degli aspetti più malvagi della nostra società. Guardando indietro nel tempo di 50 anni, non vogliamo lasciare che la gente dica: 'Sai, hanno tolto le statue, ma perché non hanno fatto qualcosa per il razzismo?".

Sì, gli schiavisti erano malvagi, ma dobbiamo imparare, non nasconderci, dagli orrori di ciò che hanno fatto
Geoff Palmer, professore emerito all'Università Heriot-Watt di Edimburgo

I blitz contro le statue, che si sono moltiplicati dopo la morte dell'afroamericano George Floyd durante un fermo di Polizia negli Stati Uniti, hanno già preso di mira diversi monumenti controversi: quello del mercante di schiavi Edward Colston nella città inglese di Bristol, la statua del leader confederato Jefferson Davis a Richmond in Virginia; quella di Cristoforo Colombo, gettata in un lago, sempre a Richmond; lo statista Winston Churchill, a Londra, è stato imbrattato così come la statua del giornalista Indro Montanelli a Milano.

Sulla questione, Palmer non ha dubbi: è fondamentale affrontare il passato ed educare al meglio i cittadini sulla propria storia.
Ha citato l'esempio della città di Edimburgo, che ha proposto di modificare una targa su un controverso monumento del politico scozzese, Henry Dundas, per spiegare come lo stesso Dundas sia stato "strumentale nel rinviare l'abolizione della tratta degli schiavi atlantici".
La nuova targa darebbe al pubblico l'opportunità di vedere e "leggere effettivamente il male che quest'uomo ha fatto", ha detto Palmer, "se togliamo la statua, questo non si saprà. Lo scopo vero
deve essere quello di cercare di cambiare gli atteggiamenti razzisti, di cui anche io continuo a soffrire".

Nei tweet di Palmer: "La nostra schiavitù: dopo aver ritardato l'abolizione della tratta degli schiavi nel 1792, Henry Dundas scrive che se ne andò per votare contro l'abolizione della tratta degli schiavi nel 1796. Nota, il figlio di Henry Dundas afferma che il ritardo nel processo di impeachment di suo padre è stata "una grave ingiustizia e oppressione".

"La nostra statua della Schiavitù/Dundas: nel Mail e Times di ieri, il visconte Melville (Robert Dundas) si oppone alla nuova targa che descrive le crudeli attività pro-schiavitù del suo antenato (Henry Dundas) nel 1790. Preferirebbe questa nuova targa o il rovesciamento della statua?".

L'esempio portato dal professore è significativo: "Recentemente - ha raccontato - sono stato invitato a tenere una conferenza. Quando sono arrivato, mi è stato chiesto perché fossi lì. L'ho spiegato. L'interlocutrice era scettica: non riusciva a capire che l'uomo di colore che le stava davanti fosse il professore chiamato a tenere il seminario. Dobbiamo fare qualcosa per cambiare questa situazione. Siamo un'unica umanità, niente di meno".