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Cadono le parti visibili della storia, le statue

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Cadono le parti visibili della storia, le statue
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Cadono le foglie dell'abero genealogico dell'impero britannico. sono i volti di bronzo della storia di un paese liberale che fatica a fare i conti con le fondamenta contraddittorie del suo edificio civile, come il colonialismo e lo schiavismo.

E il movimento Black Lives Matter sembra non voler guardare in faccia a nessuno: capitombolano i padri dell'Impero, come Cecil Rhodes.

Per lo storico dell'Univesrità di Edimburgo, George Palmer, "è probabilmente la prima volta nella storia dello schiavismo, in cui la comunità bianca, il cosiddetto sistema bianco, è molto collaborativo. Non abbiamo visto la stessa collaborazione sul razzismo, per sbarazzarcene. Così, credo che la prossima cosa da abbattere sia il razzismo".

E nelle università la questione delle statue diventa teorica. Fino a che punto il revisionismo deve intaccare i simboli materiali di un passato glorioso? Dice lo scrittore e giornalista conservatore, Peter Hitchens, che "la distruzione del passato non sia mai un bene. Credo che ci sia qualcosa di dubbioso nel chiedere la rimozione e la distruzione di monumenti di gente morta più di un secolo fa. Mi sembra una sospetta distrazione da questioni di attualità molto più stringenti".

L'accusa dei neo-iconoclasti è che dietro ai costruttori degli imperi coloniali c'è il successo economico e materiale ottenuto grazie alle risorse strappate ad altri popoli. Per lo storico dell'Univesrità di Oxford, Peter Frankopan, "dovremmo essere molto cauti con tali questioni, non si tratta di prendersela con singoli individui, perché tutto l'impero, tutto la Gran Bretagna, università, città, industrie, è stata tutta costruita con risorse e ricchezze strappate in altre parti del mondo".

Il sisma con epicentro a Minneapolis, per la morte di George Floyd, tocca tutti i Paesi "bianchi e conquistatori" anche il Belgio, dove la memoria di re Leopoldo II sparirà dai luoghi pubblici per la sottomissione brutale del Congo, trattato come una proprietà privata del monarca.

Schiavismo e colonialismo fornirono indubbiamente le risorse finanziarie e materiali per lo sviluppo dell'economia di mercato. Soprattutto in Europa. Nelle Americhe invece, i coloni bianchi fruivano della mano d'opera di origine africana ridotta in schiavitù,

Lasciando una popolazione di colore che continua a soffrire di varie forme di discriminazione.

E il terremoto è partito dagli Stati Uniti, dove cadono statue di numi patriottici dal passato a dir poco ambiguo, per le sevizie inflitte all'altra America, quella di origine africana.

Vengono sbullonati personaggi storici cari ai bianchi degli stati del sud. Come a Richmond Virginia, dove i militanti del BLM hanno abbattuto la statua del presidente confederato, Jefferson Davies.

E sempre nel nome della rimozione di antenati scomodi, si vogliono ribattezzare basi militari storiche gloriose, come Fort Brag, che porta ad esempio il nome di un generale sudista della Guerra di secessione.

Per la Casa Bianca, tutto questo è intollerabile. E la portavoce di Trump legge un comunicato personale del presidente: "Queste basi militari storiche e potenti fanno ormai parte del grande patrimonio culturale americano. Sono nella storia di vittorie e libertà. Gli stati Uniti hanno addestrato e schierato i loro eroi qui, in una, due guerre mondiali. Perciò, la mia amministrazione non ha nessuna intenzione di ribattezzare queste magnifiche e celebrate strutture militari. Non diluiamo la nostra storia, siamo la più grande nazione del mondo".

L'onda d'urto del BLM mette in questione la grandezza degli Stati Uniti. Controversa. Alcuni padri fondatori erano proprietari terrieri, e come tali, padroni di schiavi importati con velieri battenti bandiere inglesi, spagnole, portoghesi e francesi.

Eppure, l'America è da sempre un simbolo di libertà, ma nato su scambi di popolazioni, migrazioni forzate, genocidi e schiavitù.

Nulla di nuovo. Riguarda tutti i popoli. Ovunque. E se le cose cambiano tocca alle statue, che sono per molti le classiche punte dell'iceberg, la parte visibile della storia.