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Covid-19: dopo la penuria, ora ci sono troppe mascherine in Francia

Il Presidente francese, Emmanuel Macron, indossa una mascherina realizzata da un'azienda francese durante la sua visita ad uno stabilimento a Etaples
Il Presidente francese, Emmanuel Macron, indossa una mascherina realizzata da un'azienda francese durante la sua visita ad uno stabilimento a Etaples   -   Diritti d'autore  LUDOVIC MARIN/AFP or licensors
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Prima era impossibile trovarne, ora ce ne sono fin troppe. Al culmine della crisi sanitaria, quando le mascherine erano merce rara in Francia, molti produttori dell'industria tessile hanno deciso di cambiare la loro linea di produzione, per realizzare mascherine in tessuto riutilizzabili. Attualmente sono circa 300 le aziende tessili transalpine che producono questo tipo di mascherine, al ritmo di 30 milioni alla settimana. Il problema è che in alcune regioni gli ordini stanno diminuendo e, secondo l'Union des Industries Textiles (UIT), 40 milioni di mascherine tessili "Made in France" non hanno ancora trovato un acquirente.

Di fronte a questa constatazione, la "signora mascherina" del governo francese, Agnès Pannier-Runacher (segretaria di Stato al ministro dell'Economia) ha detto lunedì che occorreva convincere le grandi aziende, con centinaia di dipendenti da proteggere, "a usare mascherine lavabili e riutilizzabili" e a non ordinare quelle chirurgiche monouso, spesso importate dalla Cina.

Per le aziende tessili francesi che hanno iniziato a produrre mascherine, i loro prodotti hanno un bilancio ecologico molto migliore, data la loro produzione locale e le basse emissioni di carbonio in termini di trasporto. Oltre al fatto che le mascherine chirurgiche - che spesso e volentieri vengono gettate per strada - impiegano 450 anni per decomporsi. Queste aziende assicurano inoltre che i prezzi praticati sono competitivi, aggiungendo che la produzione di questi dispositivi di protezione ha permesso di mantenere l'occupazione.

Agnès Pannier-Runacher ha inoltre indicato che questa sovrapproduzione riguardava solo il 10% delle aziende, che hanno partecipato a questo sforzo "bellico". Gli industriali, dal canto loro, chiedono al governo di incoraggiare i cittadini a comprare il Made in France.

"Il pubblico, le aziende e le comunità locali devono capire che ci sono mascherine di buona qualità e affidabili fabbricate nell'esagono, che devono essere preferite a quelle importate e usa e getta", ha detto ad AFP Guillaume Gibault, fondatore di un marchio francese di biancheria intima.

Tra le possibilità evocate per vendere i prodotti invenduti, gli attori del settore chiedono allo Stato di acquistarli, per alimentare la "scorta precauzionale di mascherine", che potrebbe essere mobilitata in caso di nuova ondata di contagi. Si è parlato anche dell'esportazione di questi prodotti, ma anche a livello internazionale c'è un netto calo della domanda rispetto ai mesi scorsi.

Una missione ministeriale è stata affidata a due imprenditori, tra cui il Presidente dell'UIT, per adeguare l'offerta alla domanda nei prossimi mesi.