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Francia: tolleranza zero contro il razzismo, la storia di Mehdi

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Tolleranza zero contro il razzismo nelle forze dell'ordine.

L'annuncio del Governo francese arriva mentre in Europa cresce l'indignazione per la morte di George Floyd che ha ridestato l'attenzione sul caso di Adama Traoré, un giovane di 24 anni morto in un commissariato di Polizia nel luglio 2016.

"Ho deciso di intervenire perché nessuno dovrebbe rischiare la vita durante un arresto. La presa al collo, nota come metodo dello strangolamento, sarà abbandonata e non sarà più insegnata nelle scuole di polizia e gendarmeria - ha detto il Ministro degli Interni, Christophe Castaner - È un metodo pericoloso. Inoltre, se un agente di Polizia o un gendarme deve bloccare qualcuno a terra durante un arresto, sarà vietato fare pressione sul collo".

Il Ministro degli Interni non usa il termine "violenza della polizia", come ha fatto il Presidente Emmanuel Macron chiedendo al governo risposte in temi brevi per migliorare la deontologia all'interno delle forze dell'ordine.

"Ho chiesto che si prenda sistematicamente in considerazione la sospensione per ogni sospetto colto in un atto o in un discorso razzista - aggiunge Christophe Castaner - Voglio anche che i procedimenti disciplinari siano avviati parallelamente ai procedimenti penali".

Tuttavia, ha aggiunto, "la Polizia francese non è la Polizia americana".

Già lo scorso 14 gennaio, il Capo dello Stato aveva puntato il dito su "comportamenti che non sono accettabili", in riferimento allo sgambetto di un poliziotto ad una manifestante e al decesso per asfissia di un fattorino parigino fermato dalla polizia per un controllo stradale.

Ha detto che e ha confutato l'idea che fosse razzista. Ha detto che le forze dell'ordine in Francia riflettono il Paese, non sono come quelle americane e hanno in mezzo a sé persone di ogni estrazione, sessualità o credo religioso, ma che "purtroppo, ci sono anche disturbi morbosi", compreso il razzismo.

Castaner ha detto che indossare un'uniforme - ovvero essere "il guardiano della Repubblica" - è un onore, e che troppi di recente "hanno fallito nei loro doveri repubblicani".

Il Ministro degli Interni ha annunciato anche il rinforzamento dell'uso delle body camera. I numeri di matricola dovranno essere sempre visibili e ci saranno moduli di formazione obbligatoria contro il razzismo. Gli ufficiali dovranno passare da una preparazione annuale prima di poter lavorare in strada.

Un documento visionato dall'agenzia di stampa AFP mostra come il numero di indagini svolte dall'Ispettorato generale della Polizia nazionale francese (IGPN) - la polizia della polizia - sia aumentato di quasi il 25% nel 2019.

Più della metà dei 1.460 fascicoli sono stati aperti per "violenza intenzionale", con un aumento del 41% rispetto al 2018. Quasi il 39% di questi casi di uso sproporzionato della forza è occorso durante manifestazioni: le proteste dei gilets jaunes hanno portato ad "un sovraccarico per l'IGPN", con ben 310 denunce extra.

Myriam, Sorella Coraggio (di Mehdi)

Una domanda perseguita Myriam da cinque anni: perché suo fratello Mehdi, in fuga e disarmato, è stato colpito alla testa da un poliziotto?

Era il 2015: parte la denuncia contro l'uomo in divisa, che sostiene la teoria della legittima difesa ed ha la meglio.

Ora, sarà la Corte d'Appello ad occuparsi della vicenda: stavolta, la donna spera che le cose vadano diversamente e che gli errori commessi dal fratello non siano addotti a scusante per una sentenza avversa.

"Alcune persone hanno cercato di screditare mio fratello - dice Myriam Bouhouta - sottintendendo che ha ottenuto ciò che merita: penso sia ingiusto, la questione è stata ribaltata.

Essendo un giovane che è andato in prigione, c'è stato un tentativo di fare come se nulla fosse accaduto, e questo è impossibile per noi: se mio fratello avesse ucciso l'agente di Polizia, le indagini sarebbero state ben svolte, sarebbe stato condannato a 30 anni di prigione, quindi ora chiediamo giustizia".

Mehdi Bouhouta, Adama Traoré, George Floyd: i loro nomi sono incisi nei ricordi e sui cartelloni dei manifestanti, in ginocchio e pugni alzati per dire 'No al razzismo' all'interno delle forze dell'ordine: una violenza che è peggiorata negli ultimi 30 anni, a detta di coloro che sono scesi in piazza.

"Combattiamo da 35 anni - dice Naguib, un manifestante - a volte abbiamo fatto progressi, a volte passi indietro, ma il problema è che per ogni nuovo Governo ci sono nuove regole sulla sicurezza".

Il vento, però, sta cambiando: persone appartenenti a differenti classi sociali, che hanno partecipato alle proteste dei 'Gilet gialli', hanno denunciato violenze da parte della Polizia.

Con proteste quasi ogni settimana, il numero di denunce contro la Polizia è aumentato del 23% nel 2019: la metà sono accuse di violenza.

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Arresti cruenti con percosse a terra, manifestanti feriti a causa di proiettili di gomma: immagini scioccanti e metodi di intervento opinabili da parte degli uomini in divisa transalpini vengono ora criticati.

I sindacati di Polizia, però, negano qualsiasi addebito.

"Ora non si tenta di coprire i casi di negligenza, è una fantasia che circola - dice il sindacalista Thierry Clair - quello che dimentichiamo di dire è che il lavoro è difficile, lo sono gli interventi: durante le proteste dei 'Gilet gialli', solo nel 2019 sono stati feriti 2000 agenti di Polizia".