ULTIM'ORA
This content is not available in your region

Influenza "spagnola" nel 1918, Covid nel 2020: un secolo dopo, ancora fragili

Influenza "spagnola" nel 1918, Covid nel 2020: un secolo dopo, ancora fragili
Diritti d'autore  Edward A. "Doc" Rogers/Library of Congress via AP
Dimensioni di testo Aa Aa

Nonostante un secolo di progressi scientifici, il mondo sconvolto dalla pandemia del 2020 assomiglia molto a quello sconvolto dalla pandemia del 1918. L'una era stata chiamata erroneamente influenza spagnola; l'altra ha un nome più "tecnico", Covid-19. Eppure eccoci di nuovo qui, inermi, senza vaccino, trattamento o cura di fronte alla minaccia invisibile.

Nel frattempo, il mondo ha imparato a isolare i virus, ha curato e debellato malattie, ha introdotto vaccini efficaci, sviluppato comunicazioni istantanee e creato elaborate reti di sanità pubblica.

Come nel 1918, inizialmente la gente si è sentita rassicurare, mentre la realtà degli ospedali e degli obitori iniziava a raccontare un'altra storia.

I conti bancari - oggi come allora - si sono prosciugati. Siamo tornati all'antica "quarantena", ma ha rifatto capolino anche la ciarlataneria. Se nel 1918 si diceva di strofinarsi cipolle crude nel petto, nel 2020 Donald Trump propone di iniettarsi detergente nelle vene.

Nel 1918, nessuno aveva vaccino né cura per la grande pandemia influenzale che devastò il pianeta e uccise più di 50 milioni di persone. Questa volta le vittime sono solamente una frazione rispetto ad un secolo fa, ma ci siamo scoperti nuovamente inermi.

La scienza moderna ha saputo rapidamente identificare il nuovo coronavirus, ha mappato il suo codice genetico e ha sviluppato un test diagnostico, attingendo a conoscenze che nessuno aveva a disposizione nel 1918. Molte più persone sono così scampate alla morte - almeno nei Paesi che hanno implementato efficaci strategie di test e tracciamento.

Ma i modi per evitare di ammalarsi, oltre alle indicazioni di cosa fare in caso di contagio, sono sempre gli stessi.

Il fallimento dei presidenti degli Stati Uniti nel prendere sul serio la minaccia fin dall'inizio è un altro tratto che unisce ancora una volta passato e presente. La principale responsabilità del presidente Woodrow Wilson fu proprio il suo iniziale silenzio su un virus che con molta probabilità proprio negli Stati Uniti ha avuto origine.

Gli storici mostrano che Wilson non si è mai pronunciato pubblicamente su quella malattia che stava uccidendo gli americani in modo assurdo, a decine di migliaia. Lui stesso l'ha contratta e non è stato più lo stesso, dopo.

Wilson si era fissato sulla parallela lotta americana nella Guerra Mondiale come un cane fa col suo osso, scrive John M. Barry, autore di "The Great Influenza".

U.S. Naval History and Heritage Command via APUncredited

Già allora era chiaro ai funzionari statunitensi che il primo focolaio non era certo spagnolo, nonostante il nome con cui passò poi alla storia l'influenza.

La pandemia assunse quel nome solamente perché la stampa libera spagnola riportò ambiziosamente la devastazione provocata dalla malattia ad inizio del 1918, mentre i funzionari governativi e i giornalisti dei Paesi in guerra - tra cui gli Stati Uniti - la minimizzarono. Era un periodo di sciovinismo, censura e negazione.

Come il Covid-19, anche la pandemia del 1918 è stata provocata da un virus respiratorio passato dagli animali alle persone. Si trasmetteva allo stesso modo e aveva una patologia simile, ha aggiunto Barry contattato via email.

L'allontanamento sociale, il lavaggio delle mani e le maschere erano le misure di controllo e prevenzione sia allora che oggi.

Library of Congress Prints and Photographs Division via AP

I consigli medici di allora risuonano anche oggi: "Resta a casa, riposati a letto, tieniti al caldo, bevi bevande calde e stai tranquillo finché i sintomi non sono passati", disse il Dr. John Dill Robertson, commissario sanitario di Chicago nel 1918. "Continuate a fare attenzione, perché il pericolo maggiore è la polmonite o qualche malattia simile dopo che l'influenza sarà sparita".

Ma ci sono anche marcate differenze tra il virus del 1918 e quello del 2020. L'influenza spagnola era particolarmente pericolosa per le persone sane tra i 20 e i 40 anni - la prima generazione del servizio militare - paradossalmente a causa del loro vibrante sistema immunitario.

Quando queste persone si infettavano, i loro anticorpi andavano a caccia del virus come i soldati che uscivano dalle trincee dei campi di battaglia d'Europa. "Il sistema immunitario lanciava tutte le armi che aveva contro il virus", ha detto Barry. "Il campo di battaglia era il polmone. Il polmone veniva distrutto in quella battaglia".

Harris & Ewing/Library of Congress via APLibrary of Congress

Giovani soldati e marinai ammassati in campi militari negli Stati Uniti, salpati per l'Europa su navi imbottite di umanità, hanno combattuto fianco a fianco nelle trincee e sono tornati a casa vittoriosi tra ali folla adorante. Il prezzo da pagare è stato enorme, sia per loro sia per le persone contagiate. L'influenza spagnola avrebbe potuto benissimo essere chiamata l'influenza dell'esercito americano e della marina americana. O tedesca o britannica.

Tra i morti causati dalla pandemia c'era anche Friedrich Trump, nonno paterno di Donald Trump. Tra coloro che l'hanno contratta e poi sono guariti si contano i capi militari di Gran Bretagna e Germania, nonché degli Stati Uniti; i re britannici e spagnoli e il futuro presidente degli Stati Uniti, Franklin Roosevelt, quando era assistente segretario della Marina Militare.

Ma sono state le classi più povere le più colpite a causa delle condizioni di vita, dell'affollamento delle loro abitazioni, delle modalità di lavoro nelle fabbriche.

Non tutti potevano permettersi di vivere seguendo i consigli del chirurgo generale americano del 1918, Rupert Blue: "State il più lontano possibile dalla folla e dai luoghi affollati. ... Il valore dell'aria fresca attraverso le finestre aperte non può essere enfatizzato troppo. ... Fate ogni sforzo possibile per respirare più aria pura possibile".

Si stima che 675mila americani siano morti nella pandemia. La "spagnola" si pensa abbia infettato un terzo della popolazione mondiale. I dati della Johns Hopkins University mostrano che la pandemia Covid-19 ha ucciso finora più di 250mila persone, di cui 68mila negli Stati Uniti.