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Trump e le iniezioni di disinfettante vs il pensiero scientifico della ricercatrice Angela Merkel

Trump e le iniezioni di disinfettante vs il pensiero scientifico della ricercatrice Angela Merkel
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Durante una pandemia, avere un capo dello Stato che prende decisioni basandosi sul metodo scientifico e averne un altro che suggerisce le iniezioni di disinfettanti e candeggina, può fare la differenza.

Da un lato c'è Donald Trump, presidente USA, che durante la conferenza stampa quotidiana propone l’esposizione massiccia a raggi ultravioletti o di sperimentare iniezioni di disinfettante. "Non sono un dottore, sono una persona che ha un certo non so che..."

La comunità scientifica naturalmente ha definito le frasi di Trump irresponsabili e pericolose. Questa, peraltro, la reazione della dottoressa Birx, virologa della Casa Bianca, nel preciso momento in cui Trump pronunciava quelle parole.

Nella stessa settimana è uscito sulla rivista The Atlanticun articolo che attribuisce il successo della Germania nella lotta al coronavirus proprio all'atteggiamento opposto della "scienziata in capo", Angela Merkel.

In tempi di incertezza e disinformazione, si legge sul magazine, la razionalità, la compostezza, la leadership calma ed analitica della Cancelliera stanno facendo la differenza.

Figlia di un pastore luterano, ha un dottorato in chimica quantistica e prima di entrare in politica lavorava come ricercatrice. "Il pensiero scientifico - la sua deliberata ricerca di ogni nuova informazione, la cauta consultazione con gli esperti - è parte integrante del processo decisionale quotidiano della Merkel e della sua personalità politica".

In Germania il tasso di letalità è più basso che altrove, la conta dei morti si attesta oltre le 5mila vittime mentre negli USA siamo già a 10 volte tanto. Nonostante le statistiche vadano prese cum grano salis, e siano diversi i fattori ad influenzarle (età media, densità di popolazione etc.), "il governo federale, con la Merkel al suo timone, sta svolgendo un ruolo di accentramento, riunendo tutti i dipartimenti medici universitari del paese in un'unica task force anti-coronavirus".

E così Angela Merkel, nonostante il virus sia ben lungi dall'essere sconfitto, conclude The Atlantic, "potrebbe un giorno essere ricordata non come la più grande scienziata tedesca, ma come la scienziata in capo".

Quanto a Trump, c'è un articolo del New York Times che è illuminante per capire come stia vivendo questa crisi - anche umana - il tycoon americano. "Un presidente amareggiato alla Casa Bianca, come mamma ho perso l'aereo, la TV sua compagna costante" è il titolo, e dice già tutto.

Nel pezzo si descrive un Capo di Stato che passa tutta la mattina a fare zapping in TV - confinato e senza più lo sfogo dei viaggi e del golf - concentrato più sulla sua immagine on air che sul confronto con gli esperti.

"Non ascolta nessuno. Raramente partecipa ai meeting della task force che precedono le conferenze stampa, e di solito non si prepara prima di apparire di fronte alle telecamere".

Si riguarda, critica i propri consiglieri per non difenderlo pubblicamente, "non si prende responsabilità" - come lui stesso ha detto - e attacca costantemente i giornalisti in sala stampa con atteggiamento da bullo. Cosa che lo gratifica alquanto.

"Molti amici dicono di essere meno propensi a chiamare Trump al cellulare, supponendo che non voglia ascoltare i loro consigli. E i pochi che lo raggiungono dicono che le telefonate sono più brevi: conversazioni che prima duravano 20 minuti, ora si concludono in tre minuti".

Il circolo dei suoi alleati "si è significativamente ristretto" ora che è più "sensibile alle critiche che in ogni altro momento della sua presidenza", scrive il NYT. Chiama il suo capo dello staff anche alle 3 di notte e passa la serata, dopo cena, in costante compagnia della televisione.

Riguarda la propria performance odierna.