Portogallo: era a bordo della Sea Watch, ora cucina pasti per chi è in difficoltà

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Numerosi profughi accolti nel paese hanno deciso di lavorare da volontari nelle iniziative a sostegno dei più vulnerabili alle conseguenze della pandemia

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Dal Camerun a Lampedusa, e infine in Portogallo, a dare una mano a chi prova ad alleviare la fatica della pandemia. Nadage Ilick è a Lisbona da otto mesi. Si è lasciata alle spalle la tragica esperienza a bordo della Sea Watch, la nave che dopo averla soccorsa ha dovuto attendere settimane prima di farla sbarcare in Italia.

Il suo impegno come volontaria è solo un esempio di come i portoghesi stiano affrontando i problemi creati dalla crisi del coronavirus. "Ho deciso di fare qualcosa perché il Portogallo ha aiutato me e la mia famiglia quando abbiamo vissuto momenti molto difficili. E poi aiutare le persone in difficoltà mi fa stare bene".

Nadege e altri quattro rifugiati lavorano insieme ai volontari portoghesi della cucina solidale di Braga, nel nord del paese. Da 40 giorni questa iniziativa ha distribuito più di 9000 pasti ad altrettante persone in difficoltà. Alcuni perché hanno perso l'unico reddito a causa del blocco, altri perchè, contaminati, restano isolati in una struttura alberghiera. I volontari preparano i pacchi alimentari e li distribuiscono nelle strutture. Per molti è l'unico modo per assicurarsi l'accesso al cibo.

Ahmad Sido è siriano, e questo scenario gli ricorda la guerra che ha lasciato al suo paese. "La malattia è come la guerra. Forse peggio, perché le persone non hanno aiuto, cibo ... Gli esseri umani sanno aiutare e noi aiutiamo".

Questi casi di solidarietà internazionale non sono i soli, in Portogallo, durante questa pandemia. Ad esempio a Lisbona il ristorante di una coppia di siriani offre il pranzo agli operatori sanitari impegnati contro il Covid-19.

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