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"Tempo per prepararsi e senso civico": così il Portogallo ha 10 volte meno contagi della Spagna

"Tempo per prepararsi e senso civico": così il Portogallo ha 10 volte meno contagi della Spagna
Diritti d'autore  Armando Franca/AP
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Tempo per prepararsi sfruttato al meglio e un maggiore senso civico: sono queste due delle ragioni che spiegano perché il Covid-19 non ha avuto, in Portogallo, un impatto così devastante come nella vicina Spagna. A dirlo è Filipe Froes, pneumologo e consulente del direttore generale della sanità, Graça Freitas.

Secondo Froes, il Paese ha approfittato del fatto di essere indietro rispetto a Madrid nella curva dei contagi, apprendendo lezioni fondamentali che hanno fatto sì che il tasso di infezione e di mortalità sia oggi nettamente minore, al di qua del fiume Tago. Il Portogallo ha così potuto preparare i suoi ospedali, aumentando la capacità delle unità di terapia intensiva.

"Abbiamo avuto più tempo per prepararci", le parole del medico durante il programma Good Morning Europe di Euronews.

"Pensiamo di essere tre settimane indietro rispetto all'Italia e forse una settimana e mezzo rispetto alla Spagna. Questo ci ha dato giorni preziosi per correre ai ripari. Credo che un'altra grande differenza sia l'impegno precoce dei medici di base".

Il Portogallo ha dichiarato lo stato di emergenza il 18 marzo, appena due giorni dopo la notizia del primo decesso di COVID-19. Al momento di scrivere, sono stati confermati 567 decessi da Covid-19, ovvero 52 ogni milione di abitanti. Oltre 17mila i positivi.

In Spagna, i morti sono più di 18.000 (174mila i positivi), con un tasso di 385 decessi ogni milione di abitanti. Anche il tasso di contagio di Madrid è il doppio di quello di Lisbona - ma si tratta, questo, di un valore che dipende molto dalla quantità di test effettuati.

Al 12 aprile, la Spagna aveva effettuato 355mila tamponi e il Portogallo 163mila, ma la popolazione spagnola è più del quadruplo di quella portoghese (10milioni di abitanti).

Freitas, direttore generale della sanità del Portogallo, ha dichiarato che l'88 per cento dei casi confermati del paese rimangono a casa e non richiedono cure ospedaliere. "Gli ospedali non sono sopraffatti e abbiamo più tempo e più [migliori] condizioni per seguire i pazienti critici in terapia intensiva", ha detto.

"I dati di cui disponiamo indicano che il massimo del nostro potenziale non è ancora stato raggiunto, il che riflette l'evoluzione dell'epidemia".

Panchine off-limits a Lisbona - Armando Franca/AP

"Insuperabile spirito civico"

Uno studio dell'Università Nova di Lisbona indica che la diffusione del Covid-19 Portogallo è stata la più bassa in Europa durante i primi 25 giorni dell'epidemia. Il dottor Froes ritiene che il senso dello Stato dei cittadini portoghesi abbia fatto la differenza per prevenire l'ulteriore diffusione del Sars-CoV-2.

"La maggior parte delle attività sono chiuse, come le scuole e le attività commerciali, e la maggior parte delle persone segue le regole e le raccomandazioni del governo". Eduardo Cabrita, ministro dell'amministrazione interna del Portogallo, ritiene che portoghesi abbiano dimostrato "un insuperabile senso civico" nel rispettare le norme durante il fine settimana di Pasqua.

"Le forze di sicurezza segnalano livelli molto bassi di circolazione dei cittadini e una diffusa adesione alle raccomandazioni". Venerdì scorso, il presidente Marcelo Rebelo de Sousa ha proposto di prolungare il blocco nazionale oltre il 17 aprile, fino al 1° maggio.

Ma nonostante i segnali promettenti, i funzionari avvertono che potrebbe essere ancora presto per cantar vittoria.

"Le aree residenziali e i quartieri popolari dove vivono i lavoratori desta particolari preoccupazioni, ed è prioritaria nella nostra azione", ha aggiunto Cabrita. Le autorità temono che la malattia possa diffondersi rapidamente nelle case di cura come in altre parti d'Europa.

Il Portogallo ha fatto parlare di sé per aver rimpatriato circa 4mila dei suoi cittadini dall'estero e per ha concesso temporaneamente la cittadinanza ai migranti e ai richiedenti asilo con una pratica aperta, così da garantire loro l'accesso alla sicurezza sociale e all'assistenza sanitaria.